Il Tirreno

«Più servizi nel borgo e un turismo diverso»

Maria Meini
«Più servizi nel borgo e un turismo diverso»

L’archistar e la moglie vedono un paese che possa offrire maggiore vivibilità ed essere più attraente nell’era del Covid

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Il borgo ideale? Non esiste, parola di Massimiliano Fuksas, ma possiamo andarci vicino. «Ripensando a case e spazi in cui possano convivere vecchi e giovani». Basta mangifici, l’idea è «creare una dimensione flessibile».

L’archistar e designer, con la moglie Doriana, autore del Center for Peace di Giaffa, del grattacielo della Regione Piemonte a Torino, del nuovo Centro congressi di Roma... ha “adottato” Bibbona. Ieri nel palazzo della Regione a Firenze, la presentazione. Un evento originale, che promette di dar vita a un laboratorio sociourbanistico.Sullo sfondo la sfida di Bibbona, sorella minore, a Bolgheri, patria indiscussa del vino. Ma tra borghi Bibbona promette di non cedere all’idea consumistica del mangificio anni Novanta. Preistoria pre-Covid. Una vecchia polemica mai risolta.

Il borgo storico di Bibbona, 50 chilometri da Livorno, dieci da Bolgheri, in inverno conta poche decine di abitanti. Ma in estate esplode con il turismo balneare fino a 150mila presenze. L’estate di Bibbona, tra centro storico e Marina, fa un traffico di un milione di turisti.

Architetto Fuksas, perché ha adottato Bibbona, e cosa significa, qual è l’obiettivo?

«Mi è stato proposto e la cosa mi ha incuriosito. Io e mia moglie abbiamo trascorso il primo lockdown a Castelnuovo Berardenga, nella campagna senese: un posto bellissimo, ma presto ci siamo resi conto che mancano i servizi. È questo che ci ha fatto riflettere, tanto che siamo stati tra i firmatari di una lettera al Presidente Mattarella in cui chiediamo di far funzionare le piccole realtà. Per questo ci vogliono infrastrutture e servizi sanitari soprattutto: bisogna ripensare ai luoghi in chiave post pandemia, affinché possano convivere vecchi e giovani».

Che cosa vorrebbe fare subito a Bibbona? Un architetto progetta, costruisce.

«Non c’è sempre bisogno di costruire, si è già costruito tanto. Prima di tutto c’è bisogno di capire a fondo questa realtà, che ha un turismo piuttosto povero, che fa dilatare le presenze da pochi abitanti a numeri da grande città, mettendo in difficoltà un’amministrazione che ha pochi dipendenti, poco personale per la sicurezza, e mette sotto pressione infrastrutture e risorse, come l’acqua. Penso a un laboratorio che guardi a Bibbona e ad altri borghi come luoghi di scambio, di relazioni, di conoscenze che ci sono già».

Quindi un laboratorio ideale?

«Non esiste il borgo ideale ma può essere un paradigma a cui ispirarsi, portare qui persone dalle università internazionali per far incontrare competenze e investimenti. Una dimensione glocal: locale e internazionale insieme».

Il futuro non è più il turismo?

«Il turismo va ripensato, l’Italia è vecchia, ha bisogno di start up che producano crescita. Fra 10 anni il nostro Paese avrà dieci milioni in meno di abitanti e un Pil al 27° posto. 280mila laureati se ne sono andati, in Francia, in Germania, in Inghilterra. Noi e la Spagna siamo i paesi più vecchi; solo la Germania fra 25 anni vedrà una ripresa anche demografica».

Per questo parla di vecchi?

«Nel mio progetto giovani e vecchi convivono con case e spazi flessibili partecipando allo stesso progetto di vita».

Com’è la casa post Covid?

«È una casa con spazi flessibili da utilizzare, anche in funzione dello smart working».

Il laboratorio parte da Bibbona per estendersi?

«L’esperimento guarda anche ad altri borghi: un laboratorio di ricerca per una conoscenza che è patrimonio di tutti».



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