Il Tirreno

IL PERSONAGGIO 

Il maestro e le bacchette magiche: l’arte di dirigere per Kazushi Ono

Francesca Lenzi
Il maestro direttore d'orchestra Kazushi Ono
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Il maestro direttore d'orchestra Kazushi Ono

Il grande direttore d’orchestra nipponica ha diretto l’Ort con Alena Baeva al violino: «Ho iniziato a 12 anni, la svolta con il Toscanini. La musica? È emancipazione» 

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PIOMBINO.  «L’orchestra è già tutta al suo posto. Brusio, voci discordi degli strumenti che provano in sordina. Le nove in punto. Si fa buio. Il pubblico trattiene il fiato. Eccolo! Una figura in frac appare a una porticina laterale, con decisi passi raggiunge il podio. Un immenso applauso si scatena. Eccolo! Toscanini!», scriveva con entusiasmo Dino Buzzati mentre ritraeva un concerto quasi come un miracolo. Un prodigio nel quale il ruolo da protagonista viene affidato a un tizio elegante, vestito in frac, che attira gli occhi su di sé, irrompendo sulla scena come per incanto. Chi non lo ha mai visto, dal vivo o dentro la televisione? Tutti abbiamo ben fissa nella testa quella figura misteriosa che, bacchetta alla mano come un mago esperto, muove le mani a tempo di musica, con movimenti che, a noi, sembrano gli uni uguali agli altri e che, invece, costruiscono un mondo di note, colori e libertà.

Martedì 11 gennaio, a Piombino, nell’ambito della stagione 2021-2022, sul palco del teatro Metropolitan si è tenuto il concerto dell’orchestra della Toscana con il maestro Kazushi Ono e il violino di Alena Baeva. Per il direttore nipponico, allievo tra gli altri di Leonard Bernstein, Wolfgang Sawallish e Giuseppe Patané, e premiato nel 2015 in patria con il prestigioso premio Asahi in virtù del contributo portato al progresso della società giapponese, l’esibizione di Piombino ha rappresentato il debutto con l’orchestra della Toscana. La scelta è caduta su una prima parte caratterizzata dal romanticismo tedesco, e una seconda dettata dalla musica francese fra decadentismo e neoclassicismo. Quello con la musica è un rapporto esclusivo nato in giovanissima età per Kazushi Ono, direttore artistico del New National Theatre Tokyo, direttore musicale della Tokyo Metropolitan Symphony Orchestra, della Barcelona Symphony Orchestra e, recente di nomina, della Brussels Philharmonic.

«Mio padre amava scattare delle fotografie quando ero piccolo e in quelle immagini si vede me, a tre anni d’età che, con le bacchette usate per mangiare, già cercavo di dirigere a tempo di musica – racconta il maestro giapponese – Intorno ai dodici anni ho iniziato a studiare composizione e pianoforte, anche a livello professionale, arrivando a vincere il concorso Arturo Toscanini a Parma. Concorso che mi ha aperto la strada». Kazushi Ono è un viaggiatore del mondo, fortemente condizionato dai luoghi che visita. «Per me è estremamente importante coltivare in parallelo la vita professionale e quella privata – dice il direttore d’orchestra – A Piombino, per dire, ho visto il mare e sono rimasto impressionato dal suo colore puro, e ho scattato alcune fotografie. Ho anche studiato la storia della città. Per me è fondamentale entrare in sintonia con i luoghi che attraverso». E nella professione, qual è l’aspetto più importante? «Prima di un concerto occorre essere sempre molto concentrati e in perfetta corrispondenza con il compositore – spiega Kazushi Ono – Questo è un processo essenziale, che deve essere fatto in solitudine e concluso prima dell’arrivo dei musicisti. È un passaggio necessario e anche la parte più difficile del mio lavoro». Ma la musica cos’è per il maestro giapponese? «È emancipazione. È la vita stessa. Serve a non avere limiti, ed è questo il suo segreto».
 

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