Gioco
Tre giornate per indagare in cent’anni di Pci A Livorno foto, film e suggestioni culturali
Occhi puntati sul rapporto fra il partito e gli intellettuali per l’ultimo atto delle iniziative per l’anniversario della fondazione
la rassegna
A distanza di quasi 12 mesi dal d-day del centenario, Livorno mette in scena l’ultimo atto delle iniziative per i 100 anni della nascita del Partito comunista: colpa dei provvedimenti restrittivi per via del Covid, forse. Eppure non potrebbe esserci anno migliore di questo 2022 per tirare le somme di questo filo rosso di storia: segna il 100° anniversario, su scala locale, dell’assalto fascista per cacciare con la violenza dal Comune la prima giunta rossa di Livorno e, a livello nazionale, della nascita di un leader come Enrico Berlinguer. Ma anche di un eretico come Pier Paolo Pasolini: tanto vicino da quel che si muoveva dentro il partito più importante delle masse popolari quanto insofferente alle rigidità di stampo sovietico (e a quel legame con l’Urss che ha portato all’assassinio del fratello partigiano Guido da parte delle brigate filo-Tito).
La suggestione del legame con Pasolini non è però solo una coincidenza data dalla ricorrenza in cifra tonda: “Il sogno di una cosa” – dedicato alla giovinezza del poeta friulano – è uno dei titoli in cartellone nella rassegna di film e documentari con cui si chiude il cartellone degli eventi. Fra ieri, oggi e domani la organizza il Comune di Livorno (col contributo della Regione) in tandem con Fondazione Gramsci, Fondazione teatro Goldoni e cinema teatro 4 Mori, con un progetto di Villaggio Globale International (in collaborazione con Cinemazero di Pordenone).
Occhi puntati sul rapporto fra il Pci e gli intellettuali, in particolare con il regno della fotografia e quello del cinema, come la particolare doppia angolazione con la quale passare ai raggi x la relazione che il più grande partito comunista dell’Occidente ha avuto con la cultura. Partendo – com’è stato sottolineato presentando l’iniziativa – dalla consapevolezza di Antonio Gramsci, così lucida e tagliente benché rinchiuso in galera dal regime fascista: gli strumenti della rivoluzione sovietica sono inefficaci contro la complessità dell’Occidente fra stratificazione delle classi e identità individuali o collettive.
Due gli eventi-clou: l’uno nel segno delle foto, l’altro in quello del grande schermo. Il primo è domattina alle 11 al teatro Goldoni, riguarda la presentazione del libro di Marsilio edito in tandem con la Fondazione Gramsci: un appuntamento che ha come ospite d’onore il ministro del lavoro e delle politiche sociali Andrea Orlando. Visto che parliamo del Pci c’è un bel gioco di rinterzi di significato dentro il titolo “In movimento e in posa” dato a questo “Album dei comunisti italiani”. Il libro porta le firme di Marco Delogu (fotografo) e Francesco Giasi (direttore della Fondazione Gramsci) e mette insieme qualcosa come duecento scatti di grandi fotografi e di semplici militanti di sezione. Nella stessa occasione è in vetrina anche il volume di Istoreco, a cura di Catia Sonetti, sul “Pci in Toscana dalla Liberazione allo scioglimento”, anche in questo caso stiamo parlando di un racconto per immagini.
Domani – sempre al Goldoni, il teatro-simbolo della scissione di oltre cent’anni fa – alle 20 l’anteprima nazionale del docu-film “I comunisti e la cultura” realizzato da Laurenzo Ticca fra voci e volti di tanti protagonisti della storia della sinistra, scovando anche crisi e contraddizioni.
Il cartellone si era aperto ieri al cinema 4 Mori col docu-film (restaurato) sul congresso socialista del ’21 al Goldoni, e arrivano domani (dalle 16 in poi) al Goldoni la pellicola come “Lettera aperta a un giornale della sera” di Francesco Maselli, “Verso sera” di Francesca Archibugi e “Mimì metallurgico” di Lina Wertmuller, passando oggi, sempre al Goldoni, dalla proiezione di “Novecento” di Bernardo Bertolucci” a “Berlinguer ti voglio bene” con Roberto Benigni, oltre a una serie di documentari.
Mauro Zucchelli
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