Sicurezza
«Il lockdown? È anche creativo» Il grande cuore di Bassanese
Il musicista vicentino, molto legato alla Versilia, esce con due nuovi album «In quei giorni di isolamento ho scoperto l’emozione di comunicare»
Elena Torre
Luca Bassanese è un cantautore vicentino molto legato alla Toscana che frequenta da molti anni grazie al suo incontro con il maestro Gilbert Lebigre che volle la sua canzone “Santo subito” come colonna sonora dell’omonimo carro del Carnevale che sfilò nel 2012 sul lungomare di Viareggio vincendo quell’edizione. Da allora il legame con Viareggio non si è mai reciso come l’amore per la Versilia. La sua musica da sempre vicina alle persone abbraccia temi di impegno civile. Sensibile alle tematiche ambientali si è sempre distinto per l’energia e il calore che è capace di trasmettere durante i sui concerti. E questa capacità di far sentire unite le persone Bassanese è riuscito a trasmetterla anche durante i difficili momenti di obbligata separazione creando un luogo virtuale di incontro “Piazza Bassanese”. Ogni giorno per diverse ore si collegava in diretta dal salotto di casa e proprio per «combattere l’isolamento sociale» dialogava e con i suoi fan, cantava, leggeva storie, in una parola condivideva. L’esperienza della “piazza” si è trasformata in due album “Piazza Bassanese volume 1 e 2”, in videoclip e in concerti, ma soprattutto in vita vera.
Bassanese, i cambiamenti di questi ultimi due anni hanno interessato anche il mondo della musica, modificando la sua fruizione, eliminando di fatto la possibilità dei concerti. Lei ha reagito in modo creativo facendo nascere a Piazza Bassanese, ce ne parli.
«Piazza Bassanese nasce dopo ore passate a combattere l’isolamento sociale in compagnia dei fan, amici e amiche da molte parti d’Italia e del mondo, collegati tramite la rete come una grande famiglia. Abbiano scoperto che l’empatia può passare anche attraverso uno schermo se si crea un’interazione. Piazza Bassanese è stata ed è tutt’ora nella sua seconda stagione, inaugurata in questi giorni, l’occasione per trasformare la solitudine e la preoccupazione di questo periodo storico in un momento di possibilità, per creare una comunità di persone senza limiti e confini, dove ritrovarsi dentro una musica, una canzone, un pensiero positivo verso quell’infinito interiore che esiste dentro ognuno ed ognuna di noi. Così ad ogni incontro nascono nuove idee, stimoli per creare una nuova storia in musica, per far nascere inediti e ascoltare le sensazioni di chi ascolta, scrive, risponde, come fa una vera famiglia seduta al tavolo all’ora di cena».
Dopo il lockdown lei e la Piccola Orchestra Popolare siete tornati ad esibirvi dal vivo in grandi concerti? Cosa ha provato?
«La scorsa estate abbiamo avuto la possibilità di ritornare in concerto ed è stata una sensazione liberatoria, il carrozzone di Luca Bassanese e la Piccola Orchestra Popolare ha potuto esibirsi ancora nei palchi italiani ed europei, come al Jazz and the city di Salisburgo, ma anche in Germania. Confesso che appena saliti sul pulmino l’entusiasmo si è riacceso come la prima volta, tipo il primo giorno di scuola».
In questo anno complicato sono però nati album, video, progetti.
«Sono nati due album sempre assieme a Stefano Florio la persona che da oltre quindici anni scrive con me le mie canzoni e segue l’intera mia produzione artistica. Due album che abbiamo voluto dividere in due volumi distinti, “Piazza Bassanese Vol. 1” e “Piazza Bassanese Vol. 2”. Album nei quali abbiamo affrontato tematiche sociali ed esistenziali, con brani come “Un uomo migliore” sul tema della disabilità, “Democrisia” sulle disparità sociali, la rivisitazione di “Home sweet home (Save the Planet) acoustic version feat. Elodie Lebigre” brano sul grande tema della tutela dell’ambiente affrontando interpretazioni di opere per me essenziali in alcuni omaggi alla grande canzone italiana presenti nei due volumi».
Come è riuscito a tenere ben accesa la fiamma dell’arte?
«Scrivendo ma soprattutto non smettendo di comunicare, con tutti i mezzi concessi e possibili. Ho avuto la fortuna di scoprire un mondo attorno a me che solitamente incontravamo solo ai concerti, ma che ora è una famiglia vera ed allargata perché raggiunge il Messico, l’America latina e l’Europa intera».
Il ruolo dell’artista ai tempi del Covid è cambiato in qualche modo? Quale dovrebbe essere secondo lei?
«L’artista è uno strumento, e come tale deve riguardarsi, difendersi ma anche sapersi aprire al mondo quando è utile e necessario. È una fortuna poter comunicare attraverso le emozioni, un dono immenso perché si riceve tanto, a volte anche troppo, ed è per questo che non finirò mai di ringraziare le persone che mi seguono perché sono io il loro vero fan».
Il video di “Home sweet home” nella nuova versione è la sua sorpresa per l’anno nuovo?
«Sì, la prima sorpresa per il 2022. Il videoclip è infatti uscito il primo minuto del primo gennaio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
