Italia
Un anno senza il principe dei dj, Riccardo Cioni “vive” sul web
Pagine su Facebook, eventi e gruppi d’ascolto dei fans. E per Capodanno 600 seguaci hanno scelto la sua musica
Seicento irriducibili nostalgici, orfani della sua musica, della sua voce vellutata, dei suoi "scambi" sempre al limite della perfezione hanno passato la notte di Capodanno con il sound di Riccardo Cioni che usciva da una radio
Rinunciando alla tv, al rito pagano del conto alla rovescia di un Amadeus fasciato nel suo piumino, circondato dalle sue legioni di artisti, ex artisti o sedicenti tali. Seicento ex ragazzi degli anni Settanta-Ottanta che hanno acceso la radio e una simbolica candela e hanno pensato a lui, l’eterno ciuffo mai imbiancato, il sorriso da ragazzo anche quando la carta d’identità, implacabile, presentava il conto.
Questo, anche questo, è il popolo del dj full time un anno dopo la sua scomparsa, il 7 gennaio del 2021.
Un fulmine a ciel sereno, un mattone che si è sgretolato dal muro dei nostri ricordi, delle cose più belle, precipitando a un centimetro dal nostro cuore.
Riccardo Cioni, classe 1954, ha cambiato il mondo della consolle e nessuno mai, nonostante gli innumerevoli tentativi di imitazioni, arriverà ad avere il suo seguito, la sua popolarità, l’amore della gente che sotto il suo palchetto ha ballato, si è abbracciata, ha incontrato la donna della vita o ricevuto un due di picche dalla ragazza più irraggiungibile della discoteca. Riccardo Cioni è entrato nella piccola grande storia dell’intrattenimento: da ragazzino livornese che suonava in un complessino a quella volta che il titolare di un locale di Tirrenia, quasi per caso, lo chiamò disperato a sostituire il dj titolare ammalato: da quella consolle, dalla “battaglia” dei due piatti dove il beat si deve fondere magicamente quel ragazzino non è più sceso, diventando il più pagato e famoso d’Italia. Serate in tutta la Toscana, poi dovunque: una sera a Bisceglie, in Puglia, fece ballare gli Earth Wind and Fire anche ai vecchietti, in piazza. Perché lui non conosceva soltanto l’arte complicata del mix, ma anche e soprattutto la musica: negli anni Settanta aveva un accordo, lui e pochissimi altri, con una casa discografica statunitense che gli mandava i dischi in vinile direttamente a Livorno: a lui su deve la scoperta in Italia di gruppi come Imagination, Toto, Kool and the gang e molti altri.
Ma nel suo cuore albergava soprattutto il sound nuovo, diverso, ammaliante degli Earth, Wind adn Fire, guidati dal genio di Maurice White. Ottoni, fiati e voci black applicati alla musica disco. Un rapporto diventato sempre più stretto, tanto che Verdine White, fratello di Maurice, a pochi giorni dalla scomparsa di Riccardo Cioni, inviò questo videomessaggio su Youtube dagli States: «Salve a tutti, sono Verdine White, fondatore e membro di Earth Wind and Fire. Vorrei mandare le mie più sentite condoglianze alla famiglia, agli amici e ai fans del nostro caro amico Riccardo Cioni».
Un anno dopo la scomparsa, la sua musica non vuole fermarsi.
Le radio continuano a trasmettere le sue prodezze mixate, la toscanissima Mitology su tutte, su Facebook il gruppo “Riccardo Cioni, in loving memories” gestito dal figlio Valerio ha raccolto quasi 14 mila seguaci e organizza eventi a getto continuo. Non solo un grande dj, ma una vera e propria icona di un’epoca, di quando essere ragazzi voleva dire stare insieme davvero, ridersi e piangersi in faccia, senza asettiche mediazioni tecnologiche. Quando gli amici lo erano davvero e non solo su Facebook. Quando era così bello innamorarsi o semplicemente divertirsi ascoltando una delle sue cassette negli stereo ingombranti che portavamo sulle spalle. Un anno dopo, “il” Cioni resta qui: difficile, impossibile che il suo ricordo si perda.
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