Gioco
Lo stesso giorno morì Solange Il sensitivo della tv dei famosi
Quel maledetto 7 gennaio si è portato via anche Paolo Bucinelli, per tutti solo e soltanto Solange.
È morto da solo, nella sua casa nell’isolatissimo borgo di Mortaiolo, una trentina di famiglie fra Guasticce e Collesalvetti in provincia di Livorno, dove viveva da una decina di anni.
Pochi giorni prima era in diretta su Rai 1, collegato con “Uno mattina in famiglia”: aveva 68 anni, se n’è andato vittima di un malore. Per tutti era solo e soltanto il sensitivo della tv, quello strano personaggio che leggeva la mano ai vip.
Il suo nome di battaglia, Solange, l’aveva “rubato” da un film di serie B cui aveva partecipato con una piccola parte nel 1971, a soli diciassette anni (“Cosa avete fatto a Solange?”). Con gli anni si era trasformato in un personaggio, con pazienza aveva costruito la sua immagine televisiva: una volta, a Canale 5, un format stava cercando storie legate ai cani. E lui se ne inventò una. «Mi inventai la storia di un cane gay, la responsabile del programma che mi aveva risposto stava ad ascoltare ma capivo che non gliene fregava niente – raccontò Solange – allora le descrissi perfettamente come era vestita, le dissi quanti fidanzati aveva avuto. Lei rimase stupita. Nell’arco di pochi minuti c’era tutta la redazione al telefono. Questo accadeva di mercoledì. Il giorno dopo mi invitarono ad andare a Milano. Per fare “Buona Domenica” e leggere la mano ai personaggi famosi». Da lì fu tutto in discesa.
La partecipazione alla “Fattoria”, a giochi a premi come “Distraction” o partecipazioni a “Domenica in”. Sempre fedele a sé stesso, le acconciature shocking, il rimmel, i lustrini. Questo era Paolo-Solange, senza infingimenti. Troppo se stesso, e forse troppo avanti, per piacere a tutti.
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