Il Tirreno

Devozione e bellezza Le icone russe entrano come star a Palazzo Pitti

Gabriele Rizza
Devozione e bellezza Le icone russe entrano come star a Palazzo Pitti

Un nuovo percorso permanente nell’ex reggia fiorentina mette in mostra la spettacolare collezione degli Uffizi 

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Gabriele Rizza

Il patrimonio degli Uffizi è un giacimento sterminato, in parte ancora sommerso, se non da scoprire da valorizzare. L’ultimo capitolo di questa “emersione” che saluta il nuovo anno, si apre oggi nei nuovi spazi di Palazzo Pitti dove si possono ammirare 78 antiche icone, collezionate già dai Medici e poi dai Lorena nel corso del Settecento, che costituiscono la più antica raccolta di questo tipo al di fuori della Russia.

«Un grande passo avanti verso l’apertura al pubblico di tutte le sale affrescate del piano terra di Palazzo Pitti», ricorda il direttore Eike Schmidt, cui fanno eco le parole dell’ambasciatore della Federazione Russia in Italia Sergey Razov: «L’esposizione permanente delle icone diventerà un evento di grande valore per il nostro intenso dialogo nel campo della cultura». L’arte religiosa della Grande Madre Russia potrà quindi godere di una visibilità permanente, e adeguata al suo rango, nel cuore di Firenze. Si tratta di quattro grandi sale con affreschi seicenteschi appena restaurate e affacciate sul cortile al piano terra della ex reggia medicea, che così entrano a far parte del normale percorso di visita. «L’allestimento – sottolinea ancora Schmidt – è improntato alla leggerezza e alla trasparenza e privilegia la facilità di lettura delle icone, dotate di didascalie descrittive in italiano, inglese e cirillico, lasciando intatta la vista degli affreschi che ornano le pareti e i soffitti. Sarà una novità nella novità: prima d’ora, infatti, questi ambienti non sono mai stati regolarmente aperti al pubblico. Anche la suggestiva Cappella Palatina, con gli affreschi ottocenteschi di Luigi Ademollo, ora interamente restaurata, verrà riaperta e sarà visitabile tutti i giorni».

Le icone, databili fra la fine del Cinquecento e la metà del Settecento, sono riconducibili a pittori che lavoravano per la corte degli zar nel Palazzo dell’armeria del Cremlino a Mosca, principale centro di riferimento per l’arte e la produzione di questo tipo di opere prima della fondazione della nuova capitale San Pietroburgo. Gli esemplari più antichi appartennero ai granduchi della casata dei Medici e vengono già menzionati alla metà del Seicento negli inventari degli arredi del Palazzo, mentre il gruppo più numeroso arriva durante il regno di Francesco Stefano di Lorena. Si tratta per lo più icone di medie e piccole dimensioni, destinate alla devozione domestica e personale. Alla fine del Settecento, l’intera raccolta fu esposta agli Uffizi come testimonianza della pittura bizantina, nell’ambito della riscoperta delle antichità cristiane ma poi molti esemplari furono rimossi dal percorso espositivo e relegati in gran parte nella villa medicea di Castello, dove sono rimasti fino all’inizio del Novecento.

Tra le opere più pregiate sono da segnalare i due pannelli che compongono il cosiddetto “Menologio” (il calendario delle festività religiose ortodosse divise per semestri), l’icona con Santa Caterina d’Alessandria, l’icona dipinta nel 1728 da Vasilij Grjaznov, e i due esemplari più antichi, raffiguranti la Madre di Dio e la Decollazione del Battista, che facevano parte degli oggetti liturgici conservati nella Cappella delle reliquie a Palazzo Pitti già nel 1639.

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