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New York restituisce all’Italia il tesoro delle antichità rubate

New York restituisce all’Italia il tesoro delle antichità rubate

Recuperati 200 manufatti realizzati tra l’VIII secolo a.C. e il I secolo d.C Erano nei musei e nelle ville dei collezionisti smerciati da trafficanti internazionali.

31 dicembre 2021
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NEW YORK. C’è il grande e panciuto Pithos etrusco del VII secolo avanti Cristo in arrivo dal Getty, con Polifemo contorto di dolore mentre Ulisse lo acceca. Il cratere a campana pestano su cui Python, ceramografo in gran voga nella Magna Grecia, ha impresso per sempre Dioniso con un satiro. E poi l’hydria attica a figure nere con Herakles che combatte il leone Nemeo, tra Atena, Hermes e Iolao. Oltre a una distesa di sculture in marmo, testine in terracotta, antefisse, crateri, vasi e anfore, brocche e monete in argento. In tutto, 201 pezzi pregiatissimi e unici che nell’arco degli ultimi decenni erano finiti negli Stati Uniti, smerciati da trafficanti internazionali e acquisiti, a volte dopo vari passaggi di mano, da musei, case d’asta, gallerie antiquarie e collezionisti privati. Ma che il 15 dicembre a New York sono stati restituiti all’Italia dal procuratore Distrettuale di Manhattan, Cyrus Vance, e che ieri sono finalmente tornati a casa, grazie ai carabinieri Tutela Patrimonio culturale, che su quei reperti hanno indagato per anni insieme ai colleghi di Fbi e Hsi.

Un “bottino” il cui valore, racconta il comandante carabinieri Tpc, generale Roberto Riccardi, «può essere stimato intorno ai 10 milioni di euro», tra opere d’arte e oggetti di uso comune risalenti alla civiltà romana, etrusca, magnogreca e appula, la cui datazione si colloca fra l’VIII secolo a. C. e il I d. C.

Di questi, 40 dovranno attendere ancora un po’, rimasti in mostra fino a marzo al Consolato generale d’Italia a New York e l’Istituto italiano di cultura, come la spettacolare testa in marmo del II. d. C. che ritrae l’imperatore Settimio Severo. “Frutto” della rapina a mano armata perpetrata da ignoti il 18 novembre 1985 nell’Antiquarium dell’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere , stava per essere battuta all’asta con una base da 700 mila dollari.

«Un recupero straordinario di capolavori assoluti – commenta il ministro della cultura Dario Franceshini – il cui valore, però, non è solo economico, ma identitario e culturale. Sarà ancora più evidente appena li riporteremo nei musei dei territori da cui provengono, alimentando il museo diffuso che è l’Italia». Ed è anche, aggiunge, «un’operazione che rientra pienamente nei principi della Dichiarazione di Roma, il documento finale del G20 della cultura che prevede l’impegno internazionale a collaborare nel contrasto al traffico illecito di opere d’arte. Noi siamo sempre stati in prima linea su questo tema. Il lavoro dei nostri carabinieri è di grande importanza, riconosciuto in tutto il mondo».

L’operazione negli Usa arriva infatti per i carabinieri Tpc dopo i successi dell’Operazione Taras (oltre 2mila beni delle civiltà antiche di Puglia e Basilicata) e dopo i 782 reperti archeologici della civiltà Daunia rimpatriati dal Belgio. Ma soprattutto in conclusione di un 2021 che nel complesso ha visto il recupero di 23.363 beni archeologici e paleontologici e di 1. 693 opere false sequestrate (per un valore, se immesse sul mercato come autentiche, di oltre 427 milioni di euro). In tutto sono state realizzate 261 verifiche sulla sicurezza in musei, biblioteche e archivi e 549 perquisizioni con 1.182 persone denunciate, a fronte di 334 furti di beni culturali, soprattutto a danno di luoghi di culto (122) e di privati (90) , ma anche musei e luoghi espositivi (12 e 83) , archivi (11) e biblioteche (16). Sono stati poi 1.700 i controlli alle aree archeologiche terrestri e marine con 57 denunciati per scavo clandestino.



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