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«Così è nato il mio Annientare» Houellebecq racconta il suo libro

Il nuovo romanzo esce in Italia il 7 gennaio per la Nave di Teseo «Si capisce subito chi sono  i buoni e chi sono i cattivi, che  sono pochi e ne sono contento» 

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«Contrariamente al detto popolare, penso che siano i buoni sentimenti a fare la buona letteratura».

Michel Houellebecq racconta la genesi del suo ultimo lavoro e si mette un po’ a nudo in un’intervista esclusiva a Le Monde, che ha pubblicato la prima parte in vista dell’uscita, il 7 gennaio, del suo nuovo romanzo “Annientare”, in uscita in Italia per La nave di Teseo. Cinque ore di colloquio con Jean Birnbaum nel suo studio, tra sigarette e calici di vino. «Il migliore è il bianco, sono un po’ alcolizzato», confida ridendo al suo interlocutore.

Lo scrittore spiega come nasce la sua scrittura, tra sogno e realtà. «Io non sono troppo interessato a Freud, ho molte critiche da fargli – afferma–, ma sono davvero interessato ai sogni, e sono così felice di averne messi così tanti in Annientare». Secondo Houellebecq «il sogno è all’origine di ogni attività immaginaria». «Per questo – continua – scrivo quando mi sveglio. Sono ancora un po’ nella notte, mi è rimasto qualcosa del sogno. Devo scrivere prima di fare la doccia. Di solito appena ti sei lavato, sei fottuto, non sei più buono a niente».

In questo stato un po’ onirico, si sviluppano i suoi personaggi. «Ci sono cose che non abbiamo scritto in modo premeditato, ma che decidiamo comunque di mantenere. A un certo punto – spiega –, se vuoi prendere sul serio quello che scrivo, devi adottare il presupposto irrazionale che i personaggi agiscano da soli». «Contrariamente al detto popolare penso che siano i buoni sentimenti a fare la buona letteratura. Per tutto il Novecento la letteratura è stata attraversata dal fascino della trasgressione, il Male. Da qui il compiacimento nei confronti di autori come Morand, Drieu, Chardonne, che trovo mediocri. Non devi celebrare il male per essere un bravo scrittore. Nei miei libri, come nei racconti di Andersen, si capisce subito chi sono i cattivi e chi sono i buoni. E se ci sono pochissimi cattivi in Annientare, ne sono molto contento. Il risultato supremo sarebbe se non ci fossero più cattivi del tutto”.

«La mia infanzia mi ricorda un’assenza di distinzione tra reale e immaginario che, in una certa misura, persiste», sottolinea ancora l’autore, rivelando che il primo libro che gli è rimasto impresso è stato Le fiabe di Andersen. «Ci ho creduto totalmente – confessa -. Per me la Sirenetta era una persona reale, e ancora oggi non sono lontano dal credere che la Sirenetta esista davvero. Ma, quando invecchiamo, è più difficile uscire dallo stato di veglia, il mondo si aggrappa di più. Quando ero giovane i ragazzi si drogavano molto, penso che lo facciano ancora molto comunque. Cerchiamo di sfuggire alla chiara consapevolezza della situazione, perché uno stato di piena lucidità è incompatibile con la vita».



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