Proteste
Pici, minestrone e calamaretti. "Nelle ricette della nonna l’auspicio di un nuovo inizio"
Chef Massimiliano Ciregia dell'Osteria del Mare di Castiglione della Pescaia: «Torniamo ai piatti della tradizione per trovare nuovi stimoli e ripartire»
Un passo indietro per farne tre avanti. È questa la filosofia di Massimiliano Ciregia, chef patron dell’Osteria del Mare (già Votapentole) a Castiglione della Pescaia. E la sua idea buonaugurale per la cena spartiacque fra l’anno vecchio e quello nuovo passa appunto da lì: da un ritorno alle ricette della tradizione, spiccando il volo verso piatti che ne ridisegnino i contenuti.
Quindi, superata l’idea che esistano ingredienti portafortuna come lenticchie, uva, melagrana, mandarini, l’invito di Ciregia parte dal patrimonio dei ricettari delle nonne attingendo alla creatività. «Vista la situazione stagnante in cui versiamo da due anni a questa parte, perché non dare un taglio netto con il passato ridisegnando un nuovo domani? Se non conosco la mia storia non posso creare il futuro – spiega il fondatore dell’Osteria del Mare a Castiglione della Pescaia – che deve essere diverso. Per cui il piatto della tradizione deve trovare nuovi stimoli per uscire da una concezione che ha fatto il suo tempo, come le nostre vite».
Nel 1998 Ciregia partì con il Ristoro agli Olivi, dopodiché arrivò il Votapentole e nel 2013 l’Osteria del Mare. Già alla fine degli anni Novanta portava in tavola la sua parmigiana di pesce bandiera: strati di pesce bandiera fritto, pomodoro, mozzarella e melanzana tostata. Trasformata nei primi anni Duemila in parmigiana di gamberi rossi. Due possibili alternative alle proposte da condividere con gli amici per la sera del 31. Oppure l’aglio, olio, peperoncino e cicale, ottenuto cuocendo lo spaghetto in un brodo di cicale, aggiungendo i crostacei due minuti prima di ultimare la cottura saltando lo spaghetto.
«Un piatto recente a cui sono molto legato che consiglio per chiudere in bellezza il 2021 – aggiunge Ciregia – è il panino con lampredotto di polpo». Un finger food che metterebbe il buonumore anche al più incallito pessimista, fatto delle consistenze contenute nella sacca del mollusco, aggiunte delle granfie tagliate per lungo che, se lasciate un po’dietro di cottura e condite con peperoncino, uovo sodo, prezzemolo e aglio, è perfetto a farcire il panino bagnato nel brodo di cottura del polpo.
«Non s’inventa niente, la differenza la aggiunge la sensibilità nel manipolare la materia prima» sintetizza il cuoco cui piace dare una veste moderna a vecchi piatti e una materia prima semplice, mettendo il tutto al servizio di un’ampia clientela, fatta anche di numerosi giovani. Sue le tre ricette a fianco, due antipasti (il minestrone potrebbe essere anche un primo piatto) e una pasta. «Con il picio l’augurio è di mantenere ciò che c’è stato di buono nell’anno rappresentato dalla tradizionalità del picio per la Maremma e l’amatriciana per l’Italia intera. Il tutto rivestito a nuovo inserendo il tonno e la sua bottarga al posto del maiale. Di cui, come del tonno non si butta via niente» spiega il suo ideatore, consigliandolo in abbinamento a un calice di Ansonica del Giglio. Preceduto in tavola dal camalaretto abbinato alle fave locali che sostituiscono la lenticchia nel ventaglio dei buoni auspici. Da introdurre come antipasto insieme al minestrone (rivisitato) : tipico piatto della famiglia, ideale a riscaldare l’animo e le serate fredde come quella dell’ultimo dell’anno.
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