Il Tirreno

Addio a Rogers architetto hi-tech. Con Piano progettò il Centre Pompidou

Addio a Rogers architetto hi-tech. Con Piano progettò il Centre Pompidou

Aveva 88 anni e le sue opere sono famose in tutto il mondo. Di famiglia inglese, era nato a Firenze e amava la Toscana 

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LONDRA. L’ultimo progetto è una piccola galleria d’arte nel Sud della Francia. Ma dal Centre Pompidou, che rivoluzionando l’idea di museo portò fama mondiale a lui e all’amico Renzo Piano, all’imponente palazzo dei Lloyd’s a Londra con le sue torri d’acciaio, dall’aeroporto Barajas di Madrid con le sue forme sinuose, nei progetti di Richard Rogers, il grande architetto italo-inglese morto ieri a Londra a 88 anni, c’è sempre qualcosa che in qualche modo sembra alludere al gioco, che evoca l’allegria, l’amore per la luce e per i colori che hanno sempre fatto da sfondo all’impegno professionale di quello che viene considerato come uno dei massimi esponenti della corrente architettonica dell’hi-tech.

«Dovendo definire Richard direi che era elegant, nel senso inglese del termine, ma anche con un’anima profondamente mediterranea», dice Renzo Piano, che ne ricorda l’origine italiana. Rogers era nato a Firenze nel 1933 da una famiglia inglese da tempo trapiantata in Italia che poi tornò a Londra quando scoppiò la Seconda guerra mondiale. Ad unire i due progettisti, amici di una vita, era un’idea dell’architettura pubblica, degli edifici sempre pensati come luoghi per le persone e di città immaginate proprio per questo, «per favorire gli incontri, fare da catalizzatori di scambi», come scrisse la commissione che nel 2007 gli riconobbe il Pritzer Price, quello che viene considerato il Nobel dell’architettura. Anche dietro il suo interesse per la tecnologia c’era questa visione, l’idea della tecnica come possibile chiave per l’evoluzione e il miglioramento sociale. Con gli edifici che nella sua poetica diventano anche contenitori flessibili, capaci di adattarsi agli eventuali cambiamenti della loro destinazione d’uso.

Dopo la laurea a Londra, Rogers si trasferisce negli Usa a Yale, dove incontra Norman Forster, con cui dà vita nei primi anni ’60 al Team 4 di cui fanno parte anche Wendy e Georgie Cheesman. È nel ’70, finita l’avventura americana, che incontra Renzo Piano, con il quale vince il concorso internazionale per il Centre Georges Pompidou a Parigi, o Beaubourg, terminato nel 1977. L’amicizia e l’intesa professionale durerà tutta la vita anche se da città diverse, ognuno con il suo studio, seppure in un continuo confronto di idee e reciproca ammirazione.

Seguono tanti interventi, a partire dal Lloyd’s Building che anticipa uno dei temi più cari a Rogers, quello dell’Inside Out, in qualche modo un’architettura a rovescio che ribalta l’edificio mettendone a nudo impianti ed elementi strutturali e funzionali, un po’ per esaltare la tecnica del costruire e un po’ per rendere più grandi e più ariosi, accoglienti per l’uomo gli spazi interni. Di qualche anno successivo è il piano di riqualificazione ad Hammersmith alla periferia di Londra, seguito da decine e decine di progetti in tutto il mondo.

Anche nella sua Toscana, a Scandicci, c’è un progetto che porta la sua firma, un grande lavoro urbanistico che trasformò il luogo da dormitorio-satellite di Firenze a città con identità autonoma. E anche a Viareggio, dove aveva progettato, a fine anni ’90, la nuova organizzazione della famosa Passeggiata. Piano però mai realizzato.

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