Attenzione
Comicità nel sangue e talento esplosivo Simona Marchini compie ottant’anni
L’attrice romana racconta la sua vita: dal primo provino in Rai, alla tv con Renzo Arbore fino all’amore per Cordova
LUCA TRONCHETTI
Un’artista a tutto tondo in grado di fare dell’educata ironia che rifugge la volgarità un manifesto di vita. Teatro, televisione, cinema. Mille modi per esprimere un talento poliedrico in parte innato e in parte sviluppato in un contesto familiare che favorito il suo interesse verso il mondo dello spettacolo. Oggi Simona Marchini, ultima attrice brillante dotata di una spontanea e quasi disincantata comicità, compie 80 anni.
Un compleanno da festeggiare a casa in famiglia leggendo l’ultimo libro di Emanuele Trevi, (Due vite, vincitore del premio Strega) per Simonetta, il suo nome di battesimo, che in questi giorni è impegnata a teatro nelle prove di Mine vaganti di Ferzan Ozpetek (il 26 dicembre debutta all’Ambra Jovinelli di Roma . Un mese fa è uscita la sua biografiaCorpo estraneo edita da Baldini & Castoldi che ripercorre tutta la sua vita: dall’infanzia, al matrimonio con l’allora capitano della Roma, Franco Cordova, dal debutto in tv all’ingresso nei programmi cult di Renzo Arbore passando per il cinema, la radio, il teatro, la canzone, le gallerie d’arte, la regia, la direzione di Festival e, non ultimo, il ruolo a lei molto caro di ambasciatrice Unicef per l’Italia.
«Devo molto ai miei genitori, in particolare a mio padre Alvaro Marchini, costruttore edile romano iscritto al partito comunista e attivo nella lotta partigiana contro il regime fascista, che mi hanno fatto vivere sino all’adolescenza in una sorta di nuvola protettiva, un angolo di paradiso che poi era la nostra casa nel quartiere romano di Monteverde Vecchio frequentata da pittori, giornalisti, scrittori, intellettuali come Antonello Trombadori, registi come Elio Petri e politici come Togliatti e Amendola». A cinque anni nasce la passione per la recitazione: «Mio babbo, fondatore di una compagnia filodrammatica amatoriale, mi faceva imparare a memoria le poesie di Trilussa». A 17 anni l’occasione del debutto al cinema. «Petri mi propose una parte nel suo primo film (L’assassino). Ma quando chiese l’autorizzazione a mio padre, lui decise che era meglio di no».
Dopo un’unione con un aristocratico romano da cui nasce la sua unica figlia Roberta, nella sua vita irrompe il calcio. Simona s’innamora dei colori giallorossi e trova un compagno come Cordova: «Dal 1965 al 1971 mio padre, assieme al fratello Alfio, prese in mano la squadra sull’orlo del fallimento e nel dicembre del 1968 ne assunse la presidenza trovandosi alle prese con il contratto faraonico del mago Herrera scaricato dall’Inter. Prendeva 250 milioni, una cifra assurda. Pensi che il Mago, che aveva evaso le tasse per 200 milioni, pretendeva che a pagare fosse la Roma. Dopo l’esonero accadde il finimondo. Insulti, sputi, minacce pesanti dei tifosi sotto la nostra casa. Lui ebbe il coraggio di ricevere una delegazione di sportivi per farli ragionare. Molti di loro non riuscivano a sbarcare il lunario gli dissero “a presidé, le tasse gliele pagamo noi ar Mago”. Io mi innamorai del capitano della squadra, Ciccio Cordova. Un uomo consapevole che il mondo non poteva ruotare solo intorno al pallone. Si rimise a studiare iscrivendosi alla facoltà di architettura. Siamo rimasti insieme quasi dieci anni. Ricordo la prima volta che, emozionatissima, lo andai a trovare in ritiro con la squadra. Convinta di fargli una sorpresa arrivai in serata. M’immaginavo che i calciatori fossero sottoposti a una disciplina ferrea, rigorosa, quasi monastica. Macché, nelle camere non c’era nessuno. Trovai soltanto lo spagnolo Del Sol che coperto da un grande asciugamano m’invito a tornarmene a casa».
Il successo arriva nel 1980 grazie allo spettacolo tv A tutto gag: «Avevo 40 anni e una sera a Cortina raccontavo con la mia consueta ironia i miei matrimoni. Mi vide Don Lurio che si divertì moltissimo. Passano pochi giorni e ricevo una telefonata dal regista televisivo Romolo Siena. “Venga in Rai che devo sottoporla a un provino”. Trascorsi due notti insonni prima di accettare. E proprio in quella trasmissione nacque il personaggio di Iside Martufoni, passeggiatrice del raccordo anulare, che con candida ironia raccontava i guai quotidiani. Fu un successo inaspettato». Renzo Arbore e Enrico Vaime, due persone importanti nella carriera artistica: «Arbore mi notò durante il provino in Rai e qualche anno dopo mi volle a Quelli della notte. Mi disse “Farai la telefonista” e io di getto “Sì, signor Arbore”. La frase divenne un tormentone. Con Vaime invece ho lavorato 25 anni in radio. Black out era un programma meraviglioso: ci divertivamo da matti a farlo con un giovane Fabio Fazio, bravissimo nelle imitazioni. L’unico che riusciva a non ridere era proprio Enrico che restava impassibile a tutte le nostre provocazione. Il suo “Coraggio, il meglio è dietro le spalle” è diventato un aforisma universalmente riconosciuto. Dal 2010 sono cambiate molte cose. Io e altri artisti siamo stati epurati dalla radio e dalla televisione. Ricordo come liquidarono Black out dopo un quarto di secolo. Una telefonata a dicembre più o meno di questo tenore: “A signò, le devo dì che a gennaio se chiude”. D’altronde cosa ti aspetti quando certi politici vanno a dire in televisione che con la cultura non si mangia».
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