«Adorabile Don Chisciotte ma anche “Perfetto, Jeeves” e i marziani di Bradbury»
Gabriele Rizza
Fiorentino, classe 1966, autore di romanzi spesso solcati da una temperatura fantastica quando non esplicitamente noir, di racconti e di libretti d’opera (ha collaborato fra gli altri con Sylvano Bussotti) oltre che creatore di sceneggiature radiofoniche e di libri per bambini, Enzo Fileno Carabba nel 1991 vince il Premio Calvino con “Jakob Pesciolini” edito da Einaudi, cui seguiranno, sempre per la casa torinese, “La regola del silenzio” e “La foresta finale”. Dopo “Pessimi segnali” (Marsilio) , “Se siete arrivati fin qua. Racconti dal carcere” (Le Lettere) , “Le colline oscure” (Barbera) , “Con un poco di zucchero” (Mondadori) , Enzo Fileno Carabba nel 2021 ha pubblicato per Bompiani “Vite sognate del Vasari”, una serie di racconti liberamente ispirati alle “Vite” di Giorgio Vasari, mentre è atteso in gennaio, per Ponte alle Grazie, “Il digiunatore”, storia di Giovanni Succi, il più grande digiunatore di sempre.
Il libro sul comodino
«Quando ero bambino – dice Enzo Fileno carabba – mia mamma mandava via il prete che arrivava per benedire la casa. Non lo lasciava entrare. Col tempo, imparai che i preti, quegli uomini vestiti in modo così affascinante, venivano dalle chiese. Ne ricavai l’impressione che le chiese fossero luoghi esotici e pericolosi. In questo periodo, con sprezzo del pericolo, sul comodino tengo diversi libri sulle vite dei santi. Il più famoso è la “Legenda aurea” di Jacopo da Varagine. Che Dio me la mandi buona».
Il libro della vita
«Un libro che fu importante per me, mentre mi sembrava di diventare adulto, è “Don Chisciotte”. Non lo leggo da allora, per cui commento il ricordo che ne ho. Innanzi tutto il protagonista non capisce quasi niente, o questa è l’impressione di quelli che non sono come lui. Ma il suo modo di non capire gli consente di vivere meravigliose avventure ed essere felice. Evito di rileggerlo per non essere smentito».
Il colpo di fulmine
«La mia scelta cade su “Perfetto, Jeeves” di P. G. Wodehouse. Mi fece ridere subito, deve contenere una scintilla divina. A essere seri sono bravi tutti. Mi accorgo che dopo Don Chisciotte ho citato un altro personaggio (Bertram, il protagonista dei romanzi di Wodehouse) che apparentemente non capisce niente. Voglio dunque condividere un consiglio illuminante: “C’è uno stupido dentro di me, devo approfittare dei suoi errori” come ci ricorda Paul Valery».
l’ultima sorpresa
«Voto “Miti vaganti” di Tommaso Braccini. Racconta di come le leggende metropolitane, tipicamente contemporanee, in realtà vengano dall’antichità. Così il coccodrillo albino nelle fogne di New York è la trasformazione di una piovra che, nel secondo secolo d. C. risalendo dalle fognature, rubava il pesce in salamoia nei magazzini di Pozzuoli. Per non parlare delle leggende legate alla diffusione dei virus».
non delude mai
«Ho riletto molte volte “Cronache marziane” di Ray Bradbury. C’è, là dentro, qualcosa di inquietante e poetico che mi riguarda. Devo essere stato su Marte, chissà quando, in qualche modo.
Il libro da rileggere
«Quindi il libro che per il momento non ho riletto, potrebbe essere “Le città invisibili” di Calvino. Tutte le volte che mi è capitato di riaprirlo fugacemente sono stato abbagliato da un dettaglio splendente e l’ho richiuso. In altri casi invece, quando ho provato a rileggere un libro che mi aveva entusiasmato sono stato sorpreso da me stesso: “Ero pazzo quando mi piaceva? O lo sono ora? ”».
Il libro delusione
«Per anni ho provato a leggere “Manoscritto trovato a Saragozza” di Jan Potocki: sapevo che mi sarebbe piaciuto. Ma mi arenavo deluso. Poi un giorno, così senza intenzione, l’ho aperto e l’ho letto tutto con la gioia che mi attendeva da sempre. Forse le prime volte ero io a deludere lui».
il libro ispiratore
«Posso citare una frase di Rumi, poeta persiano del 13° secolo: “Di là dalle idee, di là da ciò che è giusto e ingiusto, c’è un luogo. Incontriamoci là”».
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