Sicurezza
In mostra gli anni d’oro del teatro di ricerca
Nelle foto e nei ricchi materiali dell’archivio Neumann le stagioni del Rondò di Bacco fra Kantor, Wilson, Scabia
Gabriele Rizza
FIRENZE. Per Firenze quella a partire dalla fine degli anni Sessanta fu un stagione memorabile. Il teatro del Rondò di Bacco, sul lato alla destra di Palazzo Pitti, apriva i battenti nel fatidico 1968. Ereditava le avventure pioneristiche delle cantine romane portandole a un livello di consapevolezza e maturità, anche istituzionale, irripetibili: una impronta che avrebbe segnato nei decenni successivi la scena del nostro Paese intrecciandosi con le parallele esperienze internazionali.
Tracce di quegli anni e di quello spazio assurto alle vette della ricerca, rimbalzano dalla mostra allestita alle Murate, a cura di Massimiliano Barbini e Andrea Strangioaili, con la supervisione del Centro il Funaro di Pistoia, che pesca nello sterminato archivio di Andres Neumann. Che per tre anni, dal 1975 al 1978, condivise con Pier’Alli la direzione artistica del Rondò di Bacco. Qui arrivarono per la prima volta a Firenze il Living, Robert Wilson, il Bread and Puppet di Peter Shumann, una scia che sarebbe culminata nel trionfo della “Classe morta” di Tadeusz Kantor. «Dopo Nancy e Parigi – racconta Neumann – la première italiana della “Classe morta” fu l’11 gennaio del 1978. Lo spettacolo, in replica fino al 16 gennaio, riscosse un enorme successo e lo stesso Kantor ricordava che, il giorno dopo la prima, al Rondò erano entrate circa 300 persone “brutalmente, infrangendo le sacre regole dell’ordine e delle buone maniere”». Nei cartelloni (e in mostra) scorrono i padri nobili della nostra avanguardia, da Ouroboros a Giuliano Scabia, da Claudio Remondi e Riccardo Caporossi al Carrozzone (poi Magazzini criminali), da Leo de Berardinis e Perla Peragallo a Angelo Savelli, da Mario Ricci a Giuliano Vasilicò. L’archivio, donato nel 2009 da Neumann al Funaro, è una miniera, pubblicazioni, corrispondenze, atti amministrativi e organizzativi, pieghevoli, programmi, manifesti, locandine, schede tecniche, bozzetti di scena, appunti, fotografie, per un totale di oltre 75mila documenti che raccontano della formazione di Neumann in Uruguay, della sua collaborazione con Jack Lang e dell’organizzazione del Festival di Nancy, delle tournée internazionali di Vittorio Gassman, Dario Fo e Franca Rame, e di memorabili produzioni tra cui i “Sei personaggi in cerca d’autore” di Anatolij Vasil’ev, il “Mahabharata” di Peter Brook, fino a “Palermo Palermo” e “Danzon” di Pina Bausch.
La mostra resta aperta fino al 15 gennaio.
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