Il Tirreno

Il tatuaggio perde i suoi colori: alt all'uso di alcuni pigmenti. L'esperta: rischiamo di fermarci

Francesca Lenzi
Jamaica Corridori, tatuatrice
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Jamaica Corridori, tatuatrice

Da gennaio non si potranno più usare quelli contenenti alcol isopropilico, che sono la maggioranza. Le possibili ripercussioni sulle attività  

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La notizia, parziale, incompleta, per certi versi contraddittoria era nell’aria da mesi: nei tatuaggi non si potranno più usare il verde e il blu. Lo avrebbe stabilito l’Unione europea per contrastare il rischio di complicanze dovute alle sostanze chimiche nell’inchiostro. Non era così. Soprattutto non è così adesso. O meglio, l’Europa sta effettivamente dettando nuove regole per il mondo del tattoo, ma il discorso esula dalle colorazioni. E il quadro per il settore dell’inchiostro sulla pelle è decisamente preoccupante. «Quel che sta accadendo è un mezzo fulmine a ciel sereno – a parlare è Jamaica Corridori, tatuatrice dello studio Sweety J Tattoo di Grosseto – Già da un anno sapevamo che alcuni pigmenti come il verde e il blu dovevano essere riformulati. Non sparire, sia chiaro, ma solo riformulati. Ma questo succede da sempre. Di tanto in tanto escono nuove disposizioni su determinati colori che vanno riformulati».

ALCOL SOTTO ACCUSA

Stavolta, però, la roba è più grossa, e considera non tanto un colore rispetto a un altro, quando una sostanza alla base che serve per legare il pigmento. Parliamo dell’alcol isopropilico. «E di un provvedimento che implica un numero importante di pigmenti – afferma Alberto Gistri, docente dell’agenzia formativa Fad Imparaora, con sedi a Pisa, Firenze, Empoli e Livorno, che realizza corsi, riconosciuti dalla Regione, anche per tatuatori – Il pigmento è la parte colorata dell’inchiostro. L’inchiostro è la somma di pigmento più un liquido nel quale si disperde l’inchiostro».

SETTORE IN PERICOLO

Per l’appunto, in questo caso, l’alcol isopropilico, messo al bando dalle nuove direttive Ue. «È come se qualcuno dicesse da domani non si fa più la pasta perché non va bene il grano – dice Jamaica Corridori – Insomma, tutti i colori andranno riformulati e parliamo di colori certificati, sulla base delle rigidissime norme previste dall’Italia. Il quadro ci spaventa e rischia di mandare all’aria l’intero mercato. Non tanto noi singoli tatuatori con la nostra bottega, quanto i distributori che si trovano a dover buttare via i pigmenti esistenti, e le case di produzione che, nel giro di due mesi, devono testare nuove colorazioni e metterle sul mercato. Senza sapere che tipo di colori avremo. Magari saranno sicuri al cento per cento da un punto di vista sanitario, ma potrebbero virare nel tempo o, addirittura, non tenere. Che si cerchino più garanzie sotto l’aspetto della salute va benissimo – dice ancora Corridori – I problemi, sostanzialmente, sono i tempi che dovrebbero permettere al settore di organizzarsi, per avere pigmenti certificati e, allo stesso tempo, professionali. Insomma, dovrebbe esserci una combinazione fra salute e resa estetica. Purtroppo in questi giorni è passato un terrorismo psicologico assurdo, notizie veicolate come se finora noi tatuatori avessimo messo sottopelle uranio impoverito invece di pigmenti certificati con schede di sicurezza che andranno bene fino al 3 gennaio, mentre dal 4 saranno fuorilegge. Chiediamo soltanto di avere il tempo per gestire la situazione. Faccio una considerazione personale: il mondo va a rotoli, dai rifiuti ai cambiamenti climatici, ma sembra che solo per noi la faccenda sia inderogabile. Speriamo in una proroga. Non dormiremo sonni tranquilli in questo Natale. Non sappiamo cosa faremo dal 4 gennaio in poi. Ci sono pochissime settimane per reinventare il modo di tatuare. Probabilmente ci dovremo fermare tutti».

E SE NON FOSSE UN BENE?

«Il problema è il tempo – fa eco Alberto Gistri – Pensiamo all’iter da fare: oggi si effettua un ordine, poi arriva la risposta con l’offerta economica. Se va bene, facciamo l’ordine e dopo una ventina di giorni arrivano i prodotti. È chiaro che il 4 gennaio non ci sarà il nuovo inchiostro pronto. Magari l’avremo in qualche mese, ma non a inizio gennaio. L’alcol in questione rende di fatto inutilizzabili i colori che i tatuatori hanno in studio. Perché l’alcol isopropilico è un po’ ovunque negli inchiostri e ce l’hanno un po’ tutti. In questo senso, le boccette che un tatuatore ha in studio o i distributori in magazzino, saranno da buttare in discarica. E il 4 gennaio i tatuatori non sapranno con cosa lavorare. Ripeto, non viene vietato il colore, ma la base. Mi sembra una decisione che non tiene conto di alcuni aspetti. Intanto oggi abbiamo un pigmento usato da 50 anni, conosciuto, che non ha fatto stragi. Adesso arriveranno nuovi inchiostri con pigmenti sperimentati lì per lì. Diciamo che sarebbe preferibile avere del tempo per testarli. Sostituiamo altrimenti qualcosa di noto con una roba nuova, dotata di pochissime informazioni. Altra osservazione: ma se uno volesse proprio quel tipo di colore, e paga per quello? Che mi si difenda dal fumo passivo è bellissimo, ma se io volessi fumare la sigaretta? Questi provvedimenti sono condizionati da una fretta che potrebbe non essere un bene».

RISCHIO ABUSIVISMO

Infine, un altro pericolo concreto: «C’è il rischio che venga alimentato il mercato nero», sostiene Jamaica Corridori. «I tatuatori abusivi che tatuano in casa, continueranno a farlo – conclude Gistri – Di buone intenzioni è lastricata la strada per l’inferno».

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