La protesta
Pillola rossa o blu? Il ritorno di Neo e Trinity La sfida del nuovo Matrix è stupirci ancora
Il capitolo “Resurrections” esce il primo gennaio. Protagonisti 22 anni dopo restano Keanu Reeves e Carrie-Anne Moss
Francesca Lenzi
Ci sono dei film che segnano un po’un’epoca. Che tracciano una linea ben definita fra un prima e un dopo. E quel dopo non sarà più lo stesso. Matrix uscì nel 1999 per mano degli “ex” fratelli Andy e Larry Wachowski – ora sorelle Lilly e Lala, dopo il percorso di transizione che ha riguardato entrambe – e rivoluzionò il genere fantascientifico con una storia frenetica e intellettualmente vertiginosa. Insomma, un po’ alla Inception di Nolan, ma oltre dieci anni prima.
Quattro gli Oscar vinti dal primo capitolo di Neo-Trinity-Morpheus (miglior montaggio, sonoro, montaggio sonoro ed effetti speciali), 63 i milioni spesi per realizzarlo, con un incasso totale nel mondo di oltre 460 milioni di dollari. Una roba da non credere. Un po’ come la neuro-simulazione interattiva che tutti noi chiamiamo Matrix, ma che in realtà altro non è che un universo fittizio, un limbo placido e ingannevole dal quale non si capisce proprio il motivo per cui dovremmo fuggire. Eppure succede. È successo a Thomas Anderson, in seguito Neo. Impiegato ufficialmente per un’azienda di software, geniale hacker di professione, il protagonista interpretato da Keanu Reeves, viene messo di fronte a una scelta: «Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai – le parole profetiche di Morpheus – Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie e vedrai quant’è profonda la tana del Bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più». E il nostro fido ribelle entra con tutt’e due le scarpe in Matrix, realtà simulata, retaggio di una catastrofe alla quale l’umanità è sopravvissuta cedendo, tuttavia, le armi, all’intelligenza artificiale. Lo spazio è falso, il tempo illusorio, la forma e la sostanza fasulle. Matrix è il mondo che conosciamo, riverbero di ciò che è stato, ma che non è più. I Wachowski fanno centro con Matrix. Eccome! Il film diventa cult prima di subito. Dopo Bound – Torbido Inganno (un thriller ambiguo di buona fattura) i fratellini attirano il grande pubblico, al di là dell’età.
I più giovani restano affascinati dal mondo interattivo e simulato. I più grandi si appassionano alla logica rocambolesca del plot narrativo. Il tutto con spruzzate generose di azione, tra filosofia orientale e arti marziali. Chi, giocando con gli amici, non ha riprodotto la danza ralenti schiva-proiettili ad altissima pericolosità di Neo con mister Smith? Trascinato dal grandissimo successo, Matrix si moltiplica nel 2003 con altri due capitoli: Reloaded e Revolutions, pure con l’ingresso nel cast della nostra Monica Bellucci, alias Persephone. I sequel, però, non tengono il passo dell’originale, e la febbre della pillola blu e della pillola rossa si affievolisce.
Almeno finora. Di un quarto titolo se ne parlava da tanto. Nel 2017 l’ipotesi è sembrata concretizzarsi da un momento all’altro, con Keanu Reeves disponibile a indossare nuovamente i panni di Neo, a patto che fossero le Wachowski a tenerne ancora le redini. Se lo script è di entrambe, dietro la macchina da presa c’è solo Lana per il nuovo Matrix Resurrections, in uscita il prossimo 1° gennaio. Fra gli interpreti, ancora Reeves e Carrie-Anne Moss (Trinity), probabilmente criogenizzati e a un passo dall’essere inseriti nell’Unesco fra i patrimoni dell’umanità. Fra i personaggi anche Morpheus e Mr Smith. Al posto di Laurence Fishburne e Hugo Weaving, ci saranno Yahya Abdul-Mateen II (Il processo ai Chicago 7) e Jonathan Groff (Glee e Mindhunter). Sulla trama c’è molto riserbo, ma poco importa: c’è Neo che fa «sogni che non sono solo sogni» e l’universo Matrix, adesso più pericoloso che mai. E tanto basta per correre al cinema.
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