Il Tirreno

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In acqua per sentirsi in pace con se stessi, Porretta, il potere delle terme e del bosco

Stefano Adami
In acqua per sentirsi in pace con se stessi, Porretta, il potere delle terme e del bosco

Bere dentro al Gottino del Chini o visitare il lago di Suviana e il castello di Rocchetta Mattei

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È solo una volta che siamo immersi fino agli occhi, finalmente, nelle calde acque delle terme di Porretta, che capiamo perché abbiamo compiuto tutto l’itinerario che ci ha portato fino qui. Non e’ infatti un itinerario semplice, nè banale. Un itinerario noto da millenni. Alla ricerca del grande tesoro delle acque calde.

LE FITTE FAGGETE

Da Pistoia saliamo, ci arrampichiamo, per una strada che corre sotto i boschi di faggi, ora piegando verso oscure curve, ora aprendosi in improvvise radure che lasciano intravedere il cielo terso, e quel pò di salita che resta. Se poi l’itinerario lo facciamo in ferrovia, guardando dal finestrino le ampie balze verdi punteggiate qua e la dal biancore delle rocce, i casolari in pietra ora abbandonati, geni e maghi usciti a frotte, allora sì che ci sembra di essere caduti in un altro secolo. L’arrivo, si vede chiaramente, è lungo la cresta che corre sul gran massiccio che divide la Toscana dell’Emilia Romagna.

LE ACQUE CALDE

Scivolando nelle accoglienti acque di Porretta, si capisce finalmente con chiarezza, un po’ stupefatti, che ci portavamo dentro una qualche distonia, un duro rovello interiore. Un disequilibro nel fisico o nell’anima, che c’impediva la vita. Una rabbia sorda per qualcosa d’ignoto, d’inconsapevole, che ci abita. E che quelle acque sono il rimedio giusto. Riescono, infatti, a fare in modo che quel bisticcio con il mondo, con qualche strana forza o con noi stessi, giunga a correre via da noi, ad abbandonarci.

Porretta si allunga sul crinale lungo il corso del fiume Reno. Salendo da un lato più antico ci troviamo nel vero centro storico dell’abitato. Una piazza ci porta davanti ad un grazioso castello in miniatura, che ospita adesso le istituzioni attuali dell’abitato. Passeggiate intessute di pietre, selciati legati l’uno all’altro ora in una trama fitta, ora in una fuga. L’ombra di Van Loon ad ogni angolo. Saliamo ancora per la passeggiata che seguendo il rio Maggiore porta agli edifici più vecchi delle terme. Dov’è l’ampia costruzione dell’antico Albergo delle terme, con una facciata liberty costruita intorno a vari affreschi di gusto floreale. Edificio ormai in disuso. Purtroppo. Ma che racconta una lunga storia d’amore con le acque del luogo. Basta entrare infatti nella sala della bevanda, nota come Grottino del Chini. La sala in cui le acque magiche si bevevano. Nel corso del tempo questi edifici, o i loro antenati, hanno visto arrivare alle acque ingegni luminosi come Niccolo Machiavelli, Andrea Mantegna, Rossini, e potenti come Lorenzo il Magnifico e i re d’Italia.

IL LAGO DI SUVIANA

Se poi oltre le passeggiate nella piacevole cittadina dopo i bagni caldi, fatte per respirare l’aria di una vita nuova, si vuole vedere qualche bel luogo vicino, basta scendere un poco. Verso il lago di Suviana. Un lago artificiale, cresciuto a seguito della costruzione di una diga sul fiume Limentra in queste gole. Ma è silenzioso e felice, riposante e saggio, con l’abbraccio ampio di acque e di cime che ogni lago promette.

ROCCHETTA MATTEI

Se poi cerchiamo ancora qualcosa di davvero nuovo ed incredibile, è alla Rocchetta Mattei che bisogna andare. Un fantasioso castello da Peter Pan, fatto ricostruire in età moderna su rovine duecentesche dal conte Cesare Mattei. Edificio che oggi definiremmo postmoderno. Un originale mosaico di stili. Stranissimo uomo, il suo creatore, questo Mattei. Politico, medico, scrittore, geniale autodidatta, tra i fondatori dell’omoepatia e dell’uso dell’elettricità in medicina. Mattei abitava il suo nuovo castello a meta’ ’800 come un principe rinascimentale, con tutta la sua corte di musicisti, zingari, poeti e giocolieri. Talmente conosciuto in Europa da ospitare tra le sue mura Ludovico III di Baviera e lo zar Alessandro II. Un simpatico folle, cosi noto per le sue curiose ricerche di medicinali che persino Dostojevkji lo cita nei Fratelli Karamazov, per le cure da lui brevettate contro i reumatismi. Usciamo dal sogno del Mattei. Se vogliamo entrare in un altro, di lungo sogno, basta fare ancora qualche chilometro ed arrivare a Pavana. Davanti alla famosa porta verde cantata da una altrettanto famosa canzone. O meglio, da una poesia in musica. Perché di questo si tratta. Chissà se l’uomo che abita oltre quella porta verde, sarà contento di ricevere il nostro saluto? Chissà se sarà felice, Francesco Guccini, di stringerci la mano? Scopriamo, immergendoci in queste acque felici, in questi percorsi meravigliosi, di nuovo la musica dentro, l’amore, l’Oro del Reno.

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