Il Tirreno

Leg(g)ende Pisane

Anfiteatro o teatro? Il tesoro romano di Pisa in via San Zeno è ancora un mistero

La pianta di Livio Borghi, dipendente del comune, che nel 1968 rivelò l’ubicazione del teatro in via San Zeno
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La pianta di Livio Borghi, dipendente del comune, che nel 1968 rivelò l’ubicazione del teatro in via San Zeno

Gli scavi fatti per costruire l’Istituto di Fisiologia non risolsero l’interrogativo ancora aperto 

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PISA. Il III secolo a.C. registrò il primo rapporto stretto di Pisa con Roma: il sistema portuale, gli arsenali e le maestranze navali furono il riferimento dell’Impero per molte delle guerre nel Mediterraneo (Guerre puniche). È proprio in questo contesto (225 a.C.) che si originò la leggenda dell’eroina pisana Marzia (più di mille anni prima della “omologa” Kinzica), che avvisò la città da un tentativo di assedio dei Liguri-Apuani e combatté valorosamente a fianco dei concittadini.

Dell’epoca imperiale rimangono oggi in città poche tracce visibili: le Terme di Adriano (conosciute come Bagni di Nerone), il porto fluviale delle Navi Antiche e qualche resto dell’acquedotto nei pressi di San Giuliano Terme. La successiva stratificazione urbana medievale, la variazione di alcuni rami del fiume Auser e il riutilizzo di molti materiali antichi, non hanno permesso fino ad oggi alla Pisa romana di giungere alla stregua di una Pompei o di una Ostia Antica.

Tuttavia, grazie al lavoro prezioso degli storici, le nuove tecnologie delle indagini archeologiche e i sempre più frequenti lavori pubblici, c’è stato un incremento delle informazioni perdute nel tempo e le numerose fonti storiche sono state suffragate e hanno trovato conferma. Catone, Virgilio, Plinio, Tito Livio, Strabone, Servio Onorato e Rutilio Namaziano (per citare i latini più famosi) hanno scritto tanto su Pisa e spesso è mancata solo la volontà e la curiosità di approfondire le notizie che gli antichi ci hanno consegnato.

La storia dell’anfiteatro (o teatro), localizzato nel 1908 in via San Zeno durante lo scavo di fondazione dell’Istituto di Fisiologia, è il simbolo di ciò che si potrebbe ancora riportare alla luce di quella importante fetta di storia pisana. Dai Decreta Pisana, scoperti all’inizio del XVII secolo a Pisa, si evince un vivacissimo spaccato di vita della città in età augustea e si ricorda la presenza di templi, dell’anfiteatro, dei bagni pubblici, delle botteghe e di un foro sul quale si apriva un “Augusteum”.

In epoca medievale l’ubicazione dell’edificio per i pubblici spettacoli, nonostante in rovina e probabilmente usato come grande magazzino di pietre, era ancora suggerito dalla toponomastica: “alle grotte” e “petricio”, che indicano dei ruderi utilizzati come cave di materiale da costruzione (pietre forse usate anche per l'edificazione della chiesa di San Zeno) e “parlascio” dal latino paralisium (anfiteatro), che in latino medievale poteva anche indicare un luogo per assemblee pubbliche. Nel 1777, nella pianta della città di Pisa (Lorenzo Lorenzi), si legge in una nota nella zona degli orti di via San Zeno di “avanzi antichissimi che indicano figura circolare”.

Ad inizio Novecento nessuno si aspettava di trovare i resti evidenti di una struttura così imponente, ma la scarsa sensibilità dell’epoca, unita probabilmente alla determinazione di realizzare in quel luogo l’Istituto di Fisiologia, ci hanno lasciato solo un rilievo (conservato al Museo di San Matteo) che ancora oggi non risolve il dubbio tra teatro e anfiteatro.

Nel 1968, un semplice impiegato del Comune di Pisa, appassionato di storia locale, aveva deciso di pubblicare qualche notizia storica sulla Rassegna Comunale. Si chiamava Livio Borghi, era stato in seminario e conosceva il latino. Da geometra aveva sicuramente accesso a fonti e documenti antichi ed ebbe delle intuizioni vincenti, compresa quella di individuare l’ubicazione del porto fluviale venuto poi alla luce nel 1998. Tra i saggi lasciati dal Borghi, una pianta della Pisa romana con l’ubicazione del teatro in via San Zeno.

Proprio nel 1968, negli anni roventi della contestazione, si inaugurava il nuovo Istituto Magistrale, a due passi dalla zona dell’anfiteatro. Furono anni di polemiche tra le istituzioni (vicinanza alle mura e area destinata a verde, non si parlava di vincolo archeologico) e l’opinione pubblica che voleva una nuova scuola grande e moderna. S’ignora se durante i lavori siano state rinvenute tracce dell’edificio romano, fatto sta che ciò che ne resta giace proprio lì, sepolto da un millennio, tra l’attuale liceo pedagogico e Fisiologia. I recenti sudi aerofotogrammetrici hanno definito i paleoalvei dell’Auser in epoca romana, confermando che il fiume separava il nucleo cittadino dai pubblici spettacoli, com’era prassi al tempo di Roma. Anche una recente campagna di scavi (2017) nei pressi dei Bagni di Nerone ha permesso di riportare all’attualità il collegamento archeologico tra l’area del Parlascio e la presenza del grande anfiteatro (Fabiani, Basile, Campus, Clemente).

L’auspicio è quello di continuare a scavare per far riemergere il grande anfiteatro, che potrebbe essere visibile dal camminamento delle mura e darebbe il giusto lustro alla città, erroneamente considerata una Grande solo in epoca medievale.



 

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di Redazione web