Lutto
Luciana Littizzetto e la sua storia di mamma: «L’affido è fatica, ma è una bella avventura»
La popolare comica di “Che tempo che fa” racconta di sé, del suo privato e dei suoi due figli nel libro “Mi fido di te”
Con “Io mi fido di te. Storia dei miei figli nati dal cuore” (Mondadori, pp. 168, 19 euro) Luciana Littizzetto smette i panni della comica, per mettere quelli della mamma. Adottiva. Anzi affidataria. Mamma di cuore e non di pancia. Mamma d’amore. Protagonisti del libro i due figli, Vanessa e Jordan, oggi 27 anni lei, social media manager a Milano, 24 lui che lavora nella produzione cinematografica. La storia, che comincia dal momento in cui l’autrice ha ricevuto in affido i due bambini, si dipana negli anni, fra dubbi, paure, fidanzamenti, tatuaggi, stanchezza, senso di colpa e di inadeguatezza costante.
Luciana Littizzetto, genitori si nasce o si diventa?
«Si diventa, sempre. Si impara facendo pratica, come nella vita. Certo chi ha avuto figli naturali può crescere con loro, chi li accoglie da grandi si sente più gettato nella mischia. Ma i grandi spaventi, come le grandi soddisfazioni, sono le stesse».
“Sola come un gambo di sedano”, “La principessa sul pisello”, “La jolanda furiosa” sono alcuni degli altri suoi titoli in catalogo Mondadori, fino a “Io mi fido di te”. Come è nato questo libro?
«I miei libri fanno riferimento al mio mestiere, che amo alla follia. Sono un’attrice comica, sono libri comici. Poi c’è stata la pandemia, ho avuto un incidente che mi ha tenuta ferma a lungo, ho riflettuto. Ho sempre tenuto la mia vita privata molto riservata. Poi ho letto che a volte si scrive anche per mettere in sicurezza i ricordi. E così ho cominciato. Ci ho messo tre anni. Perché volevo raccontare cose autentiche. Non fingere. E a volte era doloroso, oppure temevo di raccontare troppo. L’istituto dell’affido, poi, ha attraversato molte crisi. Quindi mi è sembrato utile raccontare un’esperienza positiva. E non ne potevo più dell’idea di famiglia tradizionale. La famiglia è quella dove ci si vuol bene»
Lei dice che Vanessa e Jordan sono figli al quadrato.
«Sono stati figli naturali, senza poter scegliere, come tutti, poi figli affidatari, senza poter scegliere, di nuovo. E lo hanno fatto portandosi dietro il loro passato. Non è stato facile».
Due chiacchiere davanti a una spremuta ti cambiano la vita. La sua è cambiata così?
«Sì, davanti alla spremuta preparata da Maria De Filippi. Lei aveva già intrapreso questo percorso. Ha una forza titanica, non la diresti ansiosa, e invece lo è. Mi ha rassicurato, soprattutto rispetto alla notorietà, che a volte può essere scomoda, perché se sei famoso sei un po’ di tutti e invece i figli ti vogliono tutta per loro»
Per questo viaggio, lei è partita «senza mappa»...
«Certe scelte estreme si fanno solo così. Ci si prepara, si riflette, si disegna un percorso ma poi ci vuole anche un po’ di incoscienza, e a quel punto si è senza mappa».
I bambini, fratello e sorella di 9 e 11 anni, vi «aspettavano in un paesino dalle parti di Pavia». Nella colonna sonora di questo primo incontro pezzi di Lucio Dalla, Stevie Wonder, Oasis e di Jovanotti...
«Ho chiesto a Jovanotti il permesso di usare il titolo della sua canzone. Perché riassume tutto. La fiducia è alla base del rapporto madre-figli. I figli devono sapere che i genitori ci saranno sempre. Nella tempesta sono alberi che hanno messo radici. Non li abbandoneranno. E così anche i genitori devono avere fiducia nei figli. Sapere che anche quando affrontano scelte che sembrano improbabili, sanno quello che fanno. Bisogna avere fiducia in loro».
La mamma alligatore, la femmina di pinguino imperatore, la mamma koala, sono tutte metafore della genitorialità. Se dovesse scegliere a che mamma somigliare?
«A me piace la giraffa. Materna, autonoma, moderna e sociale, che collabora con le altre giraffe. Mia madre aveva una latteria e faceva fatica a gestire le dinamiche familiari. Adesso c’è una rete fra le mamme. Ci si aiuta a vicenda. Le donne devono gestire al millimetro il loro tempo. Le giraffe fanno la stessa cosa. Anche di notte. Quando a turno una sta di guardia».
Adozione e affido: due istituti differenti, due percorsi difficili...
«I figli, nell’istituto dell’affido, possono tornare alla famiglia naturale. Ogni esperienza di affido è senza rete ed è diversa. Non ci sono punti fermi. Bisogna essere molto resistenti. Il fatto è che quando si fa una scelta come quella dell’affido si cerca di dare il massimo. Ci si mette continuamente sotto esame da sole e qualche volta è davvero insopportabile il giudizio degli altri».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
