Il Tirreno

Il musical giovanile ambientato a scuola e il miracolo western del mitico Clint

Fabio Canessa
Il musical giovanile ambientato a scuola e il miracolo western del mitico Clint

Da non perdere anche “Nowhere special” della rivelazione Uberto Pasolini, e il finlandese “Scompartimento n. 6”

3 MINUTI DI LETTURA





Fabio Canessa

Si avvicina il Natale e la qualità dei film che escono in sala migliora sensibilmente. Questa settimana buon cinema per tutti i gusti: il pubblico dal palato fine apprezzerà l’ultima bellissima opera di uno straordinario regista italiano ancora poco conosciuto, i giovani potranno rispecchiarsi nel nuovo musical inglese di ambientazione scolastica scritto dagli autori di “La la land”, i cinefili troveranno pane per i loro denti con una chicca del cinema finlandese e tutti applaudiranno l’immarcescibile ultranovantenne Clint Eastwood, un mito vivente giunto al suo 45° film da regista (quelli come attore sono ancora di più) in forma smagliante.

CRY MACHO

Di Clint Eastwood, con Clint Eastwood, Eduardo Minett, Natalia Traven. Usa.

Miracoli del cinema: a 91 anni il grande Clint Eastwood scrive, dirige, interpreta e musica a regola d’arte una struggente elegia americana. Nel ruolo di un vecchio cowboy texano da rodeo, va in Messico a recuperare il giovane figlio del suo ex-padrone, affidato alla madre snaturata (ma anche il padre non si rivelerà uno stinco di santo). L’avventura on the road prevede intoppi, sorprese e incontri che cementeranno l’amicizia tra il vecchio, il bambino e un gallo da combattimento che li accompagna. Musica country strepitosa, panorami western mozzafiato e il gusto del cinema classico americano. Con l’intenzione però di correggere il tiro, perché «pensi di avere tutte le risposte ma poi quando invecchi capisci che non ne hai nessuna». Voto: 9

CARO EVAN HANSEN

Di Stephen Chbosky, con Ben Platt, Kaytlin Dever, Amanda Stenberg. Usa.

A un ragazzo imbranatissimo lo psicologo suggerisce di scrivere una lettera a se stesso, per incoraggiarsi e mettere a fuoco i problemi. Ma la lettera finisce per caso nella tasca di un suo coetaneo che si uccide e viene scambiata per l’ultimo messaggio lasciato dal morto. Il poveretto, intasato com’è, non osa smentire, anzi inventa un castello di bugie per accreditarsi come il miglior amico del suicida. Il tutto in chiave di musical, cantato (molto) e ballato (poco) nei corridoi della scuola. Un modo originale ed efficace per raccontare la difficile età dell’adolescenza, dominata dalla solitudine, dall’incomprensione, dagli psicofarmaci e dall’amplificazione dei social. Il doppiaggio in italiano delle canzoni è encomiabile, ma sarebbe preferibile la versione originale. Voto: 8

SCOMPARTIMENTO N. 6

Di Juho Kuosmanen, con Seidi Haarla, Yuriy Borisov, Yuliya Aug. Finlandia.

Una ragazza finlandese prende il treno da Mosca per visitare i disegni rupestri di un sito archeologico oltre San Pietroburgo. Peccato che le tocchi dividere lo scompartimento in cuccetta con un operaio alcolizzato e volgare. Il brutto incontro però si trasforma in una anomala storia d’amore, nutrita dalla devastante solitudine della quale entrambi sono vittime. Forse il Gran premio della giuria vinto all’ultimo Festival di Cannes è troppo generoso, perché il film risulta un po’ ovattato come gli sconfinati panorami russi, avvolti dal vento e dalla neve, in cui è ambientato, negli anni Novanta delle vecchie ferrovie e dei telefoni a gettoni. Ma il pregio maggiore è l’interpretazione dei due protagonisti, così credibili e convincenti da sembrare veri. Voto: 7

NOWHERE SPECIAL

Di Uberto Pasolini, con James Norton, Daniel Lamont, Eileen O’Higgins. UK.

Un umile lavavetri, abbandonato dalla moglie e malato terminale di cancro, cerca una famiglia alla quale lasciare, dopo la sua dipartita, il figlio di quattro anni. Detto così sembrerebbe un film retorico, melenso e ricattatorio, invece è un capolavoro di cinema finissimo, in grado di commuovere proprio per la capacità di raccontare una storia tragica con ammirevole naturalezza e sapiente essenzialità. Dopo l’ottimo “Still life”, Uberto Pasolini, cugino di Pier Paolo e nipote di Luchino Visconti, si conferma il miglior regista italiano della sua generazione, trattando dei massimi sistemi, la vita e la morte, con un occhio di magistrale sensibilità. Dispiace solo che, anziché lavorare in Italia ad aiutare il nostro cinema, si sia trasferito a Londra e nobiliti quello inglese. Voto: 9 © RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa