Il Tirreno

Da Caravaggio a Rubens e Paolini. I pittori della luce splendono a Lucca

Paola Taddeucci
Caravaggio, “Il cavadenti”
◗
Caravaggio, “Il cavadenti”

Si apre domani la mostra curata da Vittorio Sgarbi. Cento opere del Seicento esposte alla ex Cavallerizza

4 MINUTI DI LETTURA





Cento opere. Tre del maestro, Caravaggio; venticinque di Pietro Paolini, il massimo pittore lucchese del Seicento. E nelle restanti ce n’è anche una di Rubens, nome d’eccellenza dei fiamminghi. Ecco “I pittori della luce. Da Caravaggio a Paolini”, la mostra che apre domani nell’ex Cavallerizza, in piazzale Verdi a Lucca, e che resterà aperta fino al 2 ottobredell’anno prossimo.

L’esposizione è curata da Vittorio Sgarbi che l’aveva in mente da tempo: ne fece cenno per la prima volta durante un incontro pubblico a Lucca nel 2017, quando rivelò la sua ammirazione per la città e per Pietro Paolini, il più caravaggesco dei pittori e perciò da valorizzare con un adeguato omaggio. Passati quattro anni e attenuata l’emergenza sanitaria per il Covid, è arrivato quel momento. Ed è un omaggio in grande. La mostra vuole raccontare, attraverso i capolavori del Seicento, il ruolo della luce nella pittura da Caravaggio – che Sgarbi definisce il primo regista della storia dell’arte – fino appunto a Paolini, protagonista delle più importanti tematiche estetiche della nuova scuola naturalistica. «Caravaggio è così grande – dice il critico – perché nei suoi dipinti tutto, dalla luce al taglio della composizione, fa pensare a un’arte che riconosciamo, a un calco di sensibilità che non sono quelle del Seicento, ma di ogni secolo in cui sia stato presente e centrale l’uomo. Paolini ne riprende la luce dai toni caldi che illumina le scene, prevalentemente invase da soggetti del popolo nelle medesime ambientazioni di Michelangelo Merisi, dimostrando la più integrale coerenza tra i pittori di luce, ma nello stesso tempo declinando il caravaggismo in una nuova chiave».

L’esposizione intende restituire all’artista lucchese la reputazione e l’estrema centralità, nel novero dei caravaggisti, riconosciutagli più da collezionisti e antiquari che da critici e studiosi, sempre piuttosto tiepidi nei suoi riguardi. Sgarbi ricorda un fatto paradossale: uno dei dipinti più belli di Paolini, il “Concerto a cinque figure” – tra le opere in mostra, proveniente da una collezione privata – sostò a lungo negli ambienti di un locale notturno romano, molto frequentato negli anni Ottanta, perché non aveva avuto lusinghieri riconoscimenti. «Questa è la prima volta – sottolinea il curatore – che sono raccolti insieme tanti suoi capolavori».

Ma Paolini non poteva essere celebrato se non insieme al maestro, il rivoluzionario della luce, e ai molti artisti che da quella “sperimentazione elettrica” rimasero influenzati. Ecco allora di Caravaggio il “Seppellimento di Santa Lucia”, proveniente da Siracusa, il “Cavadenti”, dalla Galleria degli Uffizi di Firenze – opere del 1608, due anni prima della morte – e “Ragazzo che monda la frutta”, dal Dickinson Fine Art di Londra, della fine del 1500. Testimonianze, anch’esse, dell’innovazione e della discontinuità attuata da Merisi nei confronti del manierismo, che si rivelano soprattutto nell’ambientazione e negli interni illuminati artificialmente. «Si passa – spiega Sgarbi – dal giorno al notte, ed è come se la situazione notturna presupponesse una sfida, attraverso l’introduzione di nuove fonti luminose, attraverso la luce artificiale». Ambientazioni annunciate nelle opere giovanili, poi divenute scenario obbligato nel Caravaggio maturo: dalla “Vocazione di San Matteo” alla “Cena in Emmaus” fino i capolavori napoletani come le “Sette opere della Misericordia” con la luce di una sola fiaccola, nel buio di una strada convulsa di Napoli.

Altro nome eccellente è quello di Pieter Paul Rubens, di cui si potrà ammirare “Adorazione dei pastori”, in arrivo dalla pinacoteca di Fermo: prova virtuosistica di effetti speciali – come fa notare Sgarbi – dove il bambino è come un bozzolo di luce al neon che irradia sui personaggi circostanti. Ci sono poi le opere dello spagnolo Jusepe De Ribera e del francese Valentin de Boulogne, protagonisti dopo la morte di Caravaggio. E ancora altri grandi caravaggeschi tra i quali Battistello Caracciolo, Giovanni Francesco Guerrieri, Angelo Caroselli. Delle venticinque tele di Paolini in mostra, la gran parte proviene dai musei nazionali lucchesi e da altri enti della città. Dal palazzo comunale arriva”Eccidio degli ufficiali del generale Wallenstein” che Sgarbi considera il più straordinario, scenografico e rembrandtiano “telero” (grande composizione su tela): quasi una “Ronda di notte” – il celebre dipinto del pittore olandese – a Lucca.

Apertura tutti i giorni dalle 10 alle 20 (ultimo accesso alle 19). Biglietto 12 euro, info contemplazioni.it.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web