Il Tirreno

aveva 85 anni 

Addio alla simpatia di Toni Santagata

Addio alla simpatia di Toni Santagata

Con “Quant’è bello lu primm’ammore” portò il cabaret e la canzone folk dialettale in tutte le case

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ROMA. Chi, fra i meno giovani, non ricorda il ritornello: “Quant’è bello lu primm’ammore, lu secondo è più bello ancora”? Toni Santagata, l’aveva scritto nel 1973 insieme a Tata Giacobetti del Quartetto Cetra, e quel ritornello in pugliese lo cantavano proprio tutti. Toni Santagata se n’è andato all’improvviso ieri a Roma, dove viveva da molto tempo. Aveva 85 anni e ci lascia il ricordo di una carriera singolare, sempre in bilico tra cabaret, canzone popolaresca, intrattenimento senza pretese intellettuali. Era nato il 9 dicembre 1935 a Sant’Agata di Puglia e il suo nome all’anagrafe era Antonio Morese.

Lasciò la Puglia giovanissimo per iscriversi alla Facoltà di Giurisprudenza a Napoli, dove fondò il suo primo gruppo. Trasferitosi a Roma, nel 1959 è già uno dei protagonisti dell’Embassy, uno dei locali simbolo della dolce vita romana. Canta le sue canzoni in italiano, da lui scritte, ma anche quelle in lingua dialettale. E a Roma è uno dei fondatori storici dello storico Folkstudio nei primissimi anni Sessanta. I suoi titoli più famosi li ha scritti all’inizio della carriera, a cominciare proprio da “Quant’è bello lu primm’ammore”, canzone apparentemente innocua ma molto audace per l’epoca visto che parla di tradimenti e corna, e poi “La zita” e “Li strascinete”, quest’ultima costruita sulla melodia di “When the Saints go marchin’in”, omaggi evidenti, con la chiave umoristica del cabarettista, al rapporto tra il popolo, il cibo e la fame.

Il suo essere così profondamente popolare e la sua verve comica diventano un marchio di successo in anni di cupezze e di forte politicizzazione. Nel 1973, su pressione del grande regista televisivo Anton Giulio Majano, il patron Ezio Radaelli scrittura TonyiSantagata per il Cantagiro, quale super ospite fuori gara, dove si esibisce dal vivo con la chitarra e Vince Tempera al piano e tastiera. I sette minuti concessi nella prima tappa allo stadio di Palermo, diventano, tappa dopo tappa, risalendo verso il nord, 20 minuti di show nell’ultima tappa a Jesolo

Un altro suo successo degli anni’70, “Lu maritiello”, racconta la storia di un marito col vizio del bere che cerca il perdono della moglie. E con questa canzone Santagata vince Canzonissima nell’edizione 1974-75 nella inedita sezione Folk. Sempre nel 1973 partecipa al Festival di Sanremo con “Via Garibaldi” che vince il premio per il miglior testo. Nel’75 è a “Un disco per l’estate” con “Dolce amore”. La Rai gli affida il ruolo di conduttore nella trasmissione per ragazzi “Il dirigibile” di cui è autore delle sigle e di altre 40 canzoni cantate puntata dopo puntata. Dopo due edizioni, Toni Santagata lascia il programma per le grandi tournée mondiali, ma Radio Rai gli affida “Cabaret ovunque”, di cui è autore e conduttore. Grazie al suo successo, la Rai promuove la trasmissione al mezzogiorno della della domenica. Cambia titolo, raddoppia il tempo e diventa “Cabaret di mezzogiorno”. La sua apertura a temi ambientalisti lo porta a firmare la sigla di “A come Agricoltura”, storico rotocalco della Rai progenitore dell’attuale “Linea Verde”.

Negli anni successivi, scemato il successo in tv, Santagata è compositore di moderni melodrammi, fra i quali uno dedicato a Padre Pio eseguito nella sala Paolo VI in Vaticano nel giorno della canonizzazione del frate di Pietrelcina.

Toni Santagata per certi aspetti è stato un anticipatore di un filone della canzone umoristica dialettale negli anni in cui il Folk era più accostato alla militanza politica che all’intrattenimento: la sua popolarità in fondo se l’era guadagnata proprio scegliendo di apparire molto vicino ai protagonisti delle sue canzoni.

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