Il Tirreno

al teatro pacini di pescia 

«Io come Lisistrata, polemica e orgogliosa» Amanda Sandrelli in scena con Aristofane

Gabriele Rizza
«Io come Lisistrata, polemica e orgogliosa» Amanda Sandrelli in scena con Aristofane

«È un piacere calarsi in questa donna di 2.500 anni fa che con ironia e sarcasmo ci parla di noi, dei nostri giorni»

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Gabriele Rizza

Nell’ambito nella rassegna “Vetrina d’Autunno” dell’Associazione teatrale pistoiese, debutta stasera in prima nazionale al Pacini di Pescia (repliche fino a domenica) “Lisistrata” di Aristofane, adattamento e regia di Ugo Chiti, produce Arca Azzurra, protagonista Amanda Sandrelli affiancata da Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Gabriele Giaffreda, Elisa Proietti e Lucianna De Falco.

Una commedia che dal 411 a.C. quando vide la luce nel teatro di Dioniso ai piedi dell’Acropoli di Atene, continua a farci riflettere sull’arroganza, la vanità, la superficialità degli uomini, evidenziando tutta la sua contemporaneità. Ne parliamo con Amanda Sandrelli.

Ieri ricorreva la Giornata internazionale contro la violenza alle donne. Chi rappresenta Lisistrata?

«Lisistrata mette in discussione la figura dell’uomo ma lo fa usando le armi dell’ironia. Il testo di Aristofane è molto divertente. Già lo spunto è spassoso: uno sciopero del sesso proclamato dalle donne per costringere gli uomini a terminare la guerra. Lisistrata contesta il potere maschile che così viene messo alla berlina. Però non possiamo definirla una femminista, piuttosto è una visionaria, una matta, sicuramente è una donna libera, ma soprattutto la definirei una magnifica stratega».

Come ne escono gli uomini, anche in rapporto con la piaga dei femminicidi?

«Il testo di Aristofane suggerisce tante riflessioni sul rapporto uomo-donna. È un vulcano, un fuoco d’artificio. L’uomo ne esce ridicolizzato, si sente offeso: questo provoca la sua reazione e lo rende pericoloso. Rispetto alla violenza c’è un discorso molto profondo nello spettacolo. La violenza è una cosa spaventosa ma bisogna risalire alle origini, cercare di capire come si può spezzare questa catena. Certo si deve parlare agli uomini, ma anche alle donne in quanto madri».

Come vede l’universo femminile oggi?

«Le cose sono cambiate rispetto al passato, le donne sono indipendenti, si sono emancipate, molte hanno raggiunto un’indipendenza economica, ma è indubbio che il cammino da fare per raggiungere una vera autonomia, una vera condizione di parità, è ancora lungo. Dal canto suo l’uomo è in difficoltà. La sua idea di possesso, finora dominante, che certo può esse scambiata come un sentimento d’amore, quando si incrina diventa una miccia dagli effetti devastanti».

Lisistrata può servire?

«Uno spettacolo non inverte la rotta, ma può aiutare a far parte di questo cambiamento. Sia dal punto di vista economico che mentale le nuove generazioni dovrebbero essere un passo avanti, ma purtroppo vediamo che non è così. Lo stereotipo della donna che si giudica prima di tutto per il suo aspetto fisico è duro a morie. Anche fra i giovani».

Tornando allo spettacolo, come ha lavorato con Ugo Chiti e Arca Azzurra?

«Il nostro, dopo la Mirandolina che ho portato in giro per la penisola, è un rapporto consolidato. Complice e affettuoso. Mi piace fare questa Lisistrata che rispetta la volontà dell’autore: una Lisistrata insieme comica e sarcastica, farsesca, piena di doppi sensi, a tratti persino pornografica, vedi quei falli eretti, simbolo del potere maschile, come prescriveva Aristofane. Poi Chiti ci ha messo del suo. Ma la sua scrittura è così elegante, fluida, che diventa un piacere calarsi in questa donna di 2.500 anni fa che ci parla di noi, dei giorni nostri».

Per chiudere lei si sente un po’ Lisistrata?

«Diciamo che possiedo la sua stessa vis polemica, sono anche molto orgogliosa, ma non mi ritengo una stratega, una calcolatrice. Dare qualcosa, spesso, è più importante che ottenerla. Lisistrata usa i suoi mezzi per raggiungere la pace. Amanda non ha strategie da mettere in campo. In generale, però, prova una grande rabbia verso quelle donne che non tengono la barra dritta, che si sottomettono e si adeguano al pensiero maschile senza alzare la voce».

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