Gioco
Quella teoria che scandalizzò il mondo Darwin dai viaggi sul Beagle all’evoluzione
Sul finire di novembre 1859, dopo vent’anni di studi, usciva il rivoluzionario trattato “L’origine delle specie”
STEFANO ADAMI
In un tranquillo pomeriggio di giugno del 1858, il naturalista Charles Darwin si appresta ad aprire una lettera speditagli dal suo collega Alfred Russell Wallace. Darwin è nella sua casa di vacanze, mentre Wallace gli scrive dall’isola di Trenate nell’arcipelago delle Molucche, dove si trova per motivi di ricerca. In quella missiva, Wallace gli presenta una personalissima teoria sullo sviluppo della vita sulla terra, basata principalmente sulla continua competizione degli esseri per raggiungere il miglior adattamento competitivo all’ambiente e il migliore sfruttamento delle risorse naturali, cibo in primis. Wallace chiede a Darwin di presentare quella sua teoria al noto geologo Charles Lyell. Darwin, in realtà, rimane terrorizzato dalla lettura della missiva. Perché quella che Wallace presenta in quei fogli altro non è, piùo meno, che la sintesi di una teoria darwiniana, basata sul concetto di evoluzione per selezione naturale, a cui il naturalista lavora da almeno 20 anni. E che non ha ancora pubblicato solo perché è un perfezionista e non è ancora del tutto sicuro delle prove della tenuta dei vari passaggi concettuali. Darwin ora però deve correre contro il tempo, pubblicando la sua teoria prima che le idee di Wallace divengano di pubblico dominio.
La prima intuizione era giunta a Darwin ben più di 20 anni prima, quando il giovane studioso era ormai alla sua seconda spedizione intorno al mondo sulla nave Beagle. Che buffa la storia di quella missione per i mari. Molti pensano che facesse parte di un ambizioso programma darwiniano di ricerca, ma non è così. Fu il padre del giovane che, disperato per la poca voglia che Charles metteva nei suoi studi universitari (aveva già ’abbandonato teologia, prima di passare a scienze naturali) a decidere di spedirlo in quel lungo viaggio, comprandogli un costoso posto sul Beagle. Darwin padre aveva ragione: il Beagle lo svegliò dalla pigrizia accademica. La parte più sconvolgente di questo viaggio, agli occhi del giovane studioso, infatti è legata all’osservazione dei mondi naturali e dei gruppi animali in Sudamerica. Sono realtà viventi estremamente lussureggianti e ridondanti, che però si trovano a combattere con fonti e mezzi di sostentamento ridotte. Il che determina una lotta per la sopravvivenza estremamente brutale, che assegna la vittoria, ossia l’adattamento all’ambiente, al soggetto e alla specie che riesce a cogliere più velocemente e più radicalmente le richieste che provengono dall’esterno. Darwin comincia già a dare forma alla teoria nei suoi diari di viaggio, che pubblicherà poi nel 1839 col titolo “The voyage of the Beagle”. Particolarmente utile per Darwin è anche l’osservazione della flora e della fauna nelle isole ed in ambienti chiusi, in luoghi montani o in vallate che non hanno particolari scambi con altri luoghi vicini. In quei luoghi infatti le specie – scrive Darwin – restano conservative, cioè molto più vicine al tipo originario, visto che non devono evolversi con particolare dinamismo per seguire un ambiente o altre specie concorrenti che cambiano.
Darwin però era rimasto a cullarsi la teoria in testa fino al ricevimento della lettera di Wallace. E ora punta a fare le cose in grande e immagina una vita che nasce spontaneamente, senza l’intervento diretto di un creatore. Una vita che nasce sulla terra per caso, e che si evolve sotto la pressione della necessità a mutare per rispondere alle pressioni dell’ambiente. È uno scandalo. Darwin immagina la vita senza un Dio anche per un motivo estremamente personale, la scomparsa, anni prima, della figlia più amata, ancor bimba, per una grave malattia. Dio non esiste, si convince lo studioso, altrimenti come sarebbe stato possibile un tale orrore?
L’origine delle Specie esce nelle librerie verso la fine del novembre 1859, ed esaurisce la prima edizione lo stesso giorno. Il suo autore ha ormai 50 anni. Le teorie darwiniane dettero luogo a molte incomprensioni, come quella per esempio che confonde tra sopravvivenza del più adatto e sopravvivenza del più forte. Il libro diviene presto anche un vessillo degli atei e delle classi lavoratrici anglosassoni. Contro di lui si scagliano Chiesa e mondo conservatore. In una famosa caricatura sulla rivista satirica Hornet, Darwin è raffigurato con il corpo di scimmione. Lo studioso muore poi nel 1882, dopo aver dedicato gli ultimi anni della sua vita a difendere le sue teorie dai più diversi attacchi.
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