Malinconico Erio rischia con i Clash: «Ma non guardiamo solo agli ascolti»
Fabiano porta London Calling ed è salvato al ballottaggio: «Con Manuel Agnelli portiamo avanti proposte di nicchia»
LIVORNO. Avrebbe voluto diventare un pittore. Poi si è dato una chance con la musica, che mastica sin da quando era piccolo, ma il suo primo disco lo ha pubblicato solo a 30 anni. La Tempesta Dischi, una delle più importanti etichette discografiche indipendenti italiane, ha creduto in lui pubblicando Für El nel 2015, mentre nel 2018 è arrivato Inesse (per Kowloon Records).
Oggi Erio ha 35 anni ed è uno dei protagonisti indiscussi di X Factor 2021, lo show di Sky prodotto da Fremantle, live ogni giovedì alle 21:15 su Sky e NOW. Nell’ultima puntata il cantautore livornese è finito, a sorpresa, al ballottaggio dopo essersi esibito in una versione molto interessante di "London Calling" dei The Clash; se ha evitato l’eliminazione è grazie alla scelta dei giudici Mika, Emma e Hell Raton, che hanno votato per l’esclusione dei Mutonia, band nel roster di Manuel Agnelli, di cui fa parte anche il nostro. Lo rivedremo giovedì prossimo per il quinto live, con un cerchio ormai ristretto a sette concorrenti dei dodici iniziali.
Erio, quanto ha temuto di uscire e dover tornare a casa?
«Me la gufavo da una settimana - risponde -. Sentivo che questa versione di "London Calling" non sarebbe stata capita da tutti, perciò mi ero preparato al peggio. Non è stata una situazione semplice, anche Manuel Agnelli è rimasto colpito, ma alla fine per me è andata bene».
E ora come si va avanti?
«Nel roster di Manuel stiamo portando avanti una proposta di nicchia, più lontana dal mainstream e dalle classifiche degli ascolti. Il pubblico di X Factor, per quanto nobile, non è avvezzo a sentire certe cose, perciò si corrono dei rischi, ma tutto dipende da quali sono le ambizioni e gli obiettivi. In quel roster si pensa più a fare musica e meno a scalare le classifiche. Detto questo, dobbiamo riflettere dopo il ballottaggio per capire come aggiustare la strategia, ma è anche bello pensare di andare avanti finché lo vuole la gente. Io ho bisogno di continuare a essere me stesso. Se poi esco torno a casa; vivo in una bella zona».
Augurandole di andare avanti il più possibile, prima o poi ne uscirà: come si immagina dopo X Factor?
«Mi prenderò qualche settimana per realizzare cosa è successo e capire come andare avanti. Stando chiuso qua dentro, ho un po’ perso la percezione di ciò che c’è fuori, ma sicuramente tenterò di lavorare al mio terzo disco».
Quindi la musica resterà al centro della sua vita...
«Assolutamente sì. Non so se più come insegnante o come cantautore, vedremo. Certo, la visibilità che mi sta dando X Factor mi tornerà indietro, ma senza togliermi nulla di quello che già avevo. Mi sento fortunato di poter fare sentire quello che faccio in questo programma, senza vincoli né tagli editoriali: significa aver potuto esibire qualcosa di molto simile a ciò che vorrò fare fuori».
La malinconia che traspare dalle sue esibizioni da dove arriva?
«Me la porto dentro e credo derivi dalla mia tendenza a guardare le cose in maniera più profonda e brutalmente onesta. Credo che la malinconia accompagni tutte le persone che hanno una onestà di fondo nei confronti della vita. Ma io sono anche scherzoso e sereno, guardo alla vita con positività».
Invece, qual è la genesi della sua veste scenica? Nel quarto live l’abbiamo vista addirittura indossare "Il bacio" di Klimt...
«Ho una percezione visiva della musica che deriva dalla mia passione per il disegno e la pittura. Ricerco i suoni come se fossero i colori di un quadro. La messa in scena e il trucco ne sono una conseguenza. Mascherarmi, per me significa portare rispetto alla canzone e accedere a uno spazio differente rispetto alla vita comune».
C’è anche una presa di distanza, una lettura critica della realtà nel suo modo di essere? Si sente uno spirito ribelle?
«Credo sia importante non dare per scontato che l’autorità sia impartita dall’alto. Dobbiamo cercare di essere contenti in quanto decisori del nostro percorso. Questo è ciò che sto cercando di fare anche a X Factor».
Al secolo Fabiano Erio Franovich, viene da una famiglia numerosa e proletaria: nell’artista Erio quanto c’è della sua famiglia?
«L’estro artistico è sempre stato presente in famiglia. Mio nonno dipingeva, mio padre suonava, anche se facevano tutti lavori umili. Io e i miei fratelli siamo sempre stati incoraggiati a esprimere liberamente quello che volevamo e a fare ciò che ci rendeva felici, senza forzature».
E Livorno quanto vale per lei? Quali sono i suoi luoghi cari?
«Ultimamente non ci torno spesso perché la mia famiglia vive a Ponsacco, mentre io bazzico più la zona di Cecina, dove insegno canto. Ma a Livorno mi legano i luoghi della mia infanzia nel cortile dei profughi alle Sorgenti, oppure l’atmosfera magica della Venezia, dove ho vissuto più da grande. Per me, come per tutti i livornesi, Livorno è la bellezza di potersi girare dall’altra parte della città e vedere il mare, la natura. Questo le dà un valore enorme». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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