Gioco
I suggestivi anni di Monte Verità: l’arte e la natura per una nuova vita
Al Museo Novecento opere, foto, filmati e oggetti di design prodotti dalla comunità artistica all’inizio del secolo scorso
FIRENZE. È un nome suggestivo Monte Verità. Ma è anche un nome che racchiude una stagione del Novecento, fuori dai circuiti classici come dalle sfere delle avanguardie artistiche. Certo d’avanguardia e inedita fu questa esperienza primo novecentesca che raccolse sulle colline di Ascona nel Canton Ticino, un nugolo di anime belle intenzionate a riportare in primo piano, nell’ambito della creazione artistica, il rapporto con la natura, liberamente e intensamente vissuto.
Per scoprire questo capitolo che rappresentò una sfida al pragmatismo e tecnicismo novecentesco in nome di una indefinita utopia esistenziale, provvede la mostra che oggi si apre a Firenze, nelle sale del Museo Novecento. Curato Nicoletta Mongini, Chiara Gatti e Sergio Risaliti, il progetto ripercorre l’itinerario di una “piattaforma” che intreccia i destini di una eletta cerchia di protagonisti del “secolo breve” al debutto, che videro nei suoi spazi sospesi nel tempo una sorta di rifugio, di “buen retiro” lontano dal dramma delle guerre e anche dallo scontro ideologico fra capitalismo e comunismo che stava attraversando il vecchio continente, dove troviamo fra i tanti l’anarchico Bakunin, il coreografo ungherese Rudolf von Laban, il teorico comunista Pëtr Kropotkin, il dadaista Hugo Ball, la danzatrice Isadora Duncan, lo scrittore Hermann Hesse, l’architetto del Bauhaus Walter Gropius, gli artisti Hans Arp e Paul Klee, fino a Carl Gustav Jung.
«Culla di un’esistenza impostata su ritmi primigeni – dicono i curatori della mostra fiorentina – il Monte Verità divenne laboratorio di una nuova cultura, una contro cultura nata in risposta al conformismo borghese e al pensiero dominante, che attrasse pensatori, filosofi, teosofi, letterati, artisti e architetti da ogni paese. Tutti insieme, accolti in una terra baciata dal sole, aderirono a un modello di vita comunitaria, un sogno pacifista e libertario reso possibile da una “riforma della vita” che parte proprio dalla rigenerazione del corpo e dello spirito in un luogo, come dirà Gropius, “dove la nostra fronte sfiora il cielo”».
Oggetti di desing, plastici, fotografie, filmati, depliant pubblicitari, opere d’arte, sono testimoni di questa comunità che anticipava l’alimentazione vegana, si affidava all’elioterapia, mentre nudismo, ginnastica e meditazione erano pratiche quotidiane. Un cenacolo multidisciplinare, che trovò nella danza una delle espressioni artistiche per eccellenza grazie alla scuola che Laban creò in loco, di cui poi furono esponenti di spicco Mary Wigman, Isadora Duncan, Charlotte Bara.
Aperta fino al 10 aprile. Info 055 2768224.
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