Il Tirreno

oggi la giornata mondiale voluta dall’unesco 

Il fascino antico di fare e farsi domande Filosofia, il sapere che unisce l’umanità

STEFANO ADAMI
Il fascino antico di fare e farsi domande Filosofia, il sapere che unisce l’umanità

Da anni nel nostro Paese si discute per estenderne l’insegnamento in tutte le scuole, elementari comprese 

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STEFANO ADAMI

Fu certamente una scelta di lungo respiro, quella che fece l’Unesco nei primi anni 2000, quando stabilì di dedicare il terzo giovedì del mese di novembre di ogni anno alla Giornata mondiale della filosofia. Il primo anno, questa celebrazione fu tenuta il 21 novembre del 2002. Che cosa intendeva celebrare l’Unesco istituendo questa Giornata mondiale? Da una parte, voleva ricordare di sicuro l’importanza di una forma di sapere «con la quale o senza la quale – sostengono scherzosamente, ma non troppo, generazioni di liceali italiani – rimane tutto uguale». Dall’altra, in più, voleva ricordare che l’importanza di questo sapere è legata al fatto che attraverso i suoi strumenti e le sue forme, uomini, popoli e culture si incontrano discutendo, scambiandosi i rispettivi vocabolari, mettendosi pacificamente d’accordo su concetti e terminologie. Senza usare violenza alcuna, senza alcuna sopraffazione. Perché il meraviglioso della filosofia è proprio questo, che essa è un discorso, un dialogo, una conversazione.

Nella tradizione occidentale, la filosofia nasce dall’amante del sapere che s’incontra e dialoga con i propri simili. Questo fanno i leggendari Sette Sapienti, e questo fa Socrate quando si aggira per il mercato chiedendo agli astanti cosa pensano di questo o quello (il domandare socratico, in greco ti esti, cos’è?) usando come scusa la lista della spesa che la borbottona Santippe gli ha consegnato la mattina uscendo di casa. E questa interrogazione infinita è ancora la filosofia secondo due grandi pensatori del ’900 come Wittgenstein e Heidegger, le cui lezioni erano sostanzialmente basate sul domandare, a se stessi e ai propri studenti.

Nelle tradizioni orientali, invece, la filosofia è più legata a un domandare inteso a mostrare i cortocircuiti del pensiero razionale ed a conquistare la pace dell’anima. Per aver conferma di questo, basti sfogliare un aureo volume come lo “Chuang-tzu” testo taoista cinese risalente all’VIII secolo dopo Cristo. Il filosofo che ha composto l’opera, Chuang tzu, appunto, esprime una dottrina estremamente profonda e intrecciata attraverso una serie di storie e dialoghi che hanno valore paradigmatico. Esempio: «Chuang tzu disse: osserva come i pesci saltano sull’acqua e poi si rituffano. Questo è quello che piace realmente ai pesci! Huizi rispose: tu non sei un pesce, come puoi sapere cosa piace loro? Chuang tzu replicò: tu non sei me, come fai a sapere che io non so quel che piace ai pesci?».

Ma la forma di pensiero che Chuang tzu propone all’umanità nella sua opera sarebbe davvero quello di cui l’uomo ha più bisogno in questi anni aspri, difficili e contraddittori. Secondo il sapiente orientale, infatti, la giusta posizione di ognuno sarebbe quella di uscire dalla propria posizione per entrare in quella degli altri. Il Tao, ricorda il pensatore, unisce invece di dividere.

Declinata in questa forme, la filosofia appare dunque non solo un sapere necessario alla lettura della realtà, ma anche alla costruzione di una corretta convivenza umana e di un corretto rapporto fra uomo e tempo, uomo e mondo. Nel nostro Paese recentemente si è riproposta un’idea su cui si discute da vari decenni, quella dell’insegnamento della filosofia in tutte le scuole superiori, non solo nei licei. Vi sono però già realtà particolarmente avanzate in cui si insegna filosofia addirittura alle elementari. Il domandare infinito del filosofo è infatti come quello del bambino (cos’è?). Perché, come ricordava già Hegel, la filosofia ci può donare un più saldo radicamento nelle dimensioni umane, e una più ampia visione capace di superare ogni limitatezza. È per questo che è stata istituita la giornata mondiale della filosofia. Ed è dunque auspicabile che essa sia celebrata nella scuole, nelle università, e soprattutto nel luogo tipico in cui l’interrogare filosofico è nato e si è sviluppato: la strada, la via, la piazza, il mercato.

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