Italia
“30” volte amore e disperazione Adele rinasce dopo “Easy on me”
Da venerdì 19 novembre sarà in distribuzione in tutto il mondo “30” il nuovo album di Adele che arriva a sei anni di distanza dal precedente “25”. Anche in questo titolo c’è il riferimento agli anni della cantante, in questo caso quanti ne aveva quando ha iniziato la composizione delle canzoni, cioè nel 2018, finendo nel 2020. La pandemia ne ha continuamente rimandato la distribuzione sul mercato. Preceduto dal singolo “Easy On Me” (certificato disco d’oro in Italia) “30” raccoglie 12 canzoni composte durante il periodo post divorzio dal marito. Ma, come spiega in alcune interviste alla stampa estera, la sola “Easy On Me”, tipico brano di Adele, fa riferimento a quell’evento traumatico. I restanti undici brani si muovono tra intime e delicate ballate e altre più ritmate. Alcune tracce (esattamente la metà) sono molto lunghe, oltre i cinque minuti. L’album inizia in maniera intima, pacata, lenta. Così sono le prime tre tracce, con il brano di apertura ispirato a Judy Garland (“Stranger By Nature”), il secondo l’intimo singolo e il terzo (“My Little Love”) caldo e avvolgente con base elettronica dedicato al figlio Angelo di 9 anni (le loro voci che dialogano appaiono nel brano). Da “Cry Your Heart Out” il disco cambia registro aprendosi al ritmo e alle sonorità nere dell’R&B, soul e anche jazz, quello che propone in “All Night Parking” con un campionamento del piano del jazzista Erroll Garner. “Can I Get It” è invece un perfetto manuale di pop: ritmico e colorato. “I Drink Wine” sarà il prossimo singolo dove è presente ancora il ritmo e un’atmosfera “black music” e che si apre con una intro di piano. Lo stile è da songwriter, con tante parole cantate ma anche melodia e potenza sonora. Da segnalare “Hold On” che è la migliore traccia dell’album. Un crescendo coinvolgente e maestoso dove la performance vocale è strabiliante su una base ancora black. La produzione del brano è firmata da Inflo, un produttore londinese che, insieme allo svedese Ludwig Goransson (pluripremiato per il lavoro sulla colonna sonora di “Black Panther”), si è aggiunto alla squadra che aveva già lavorato su “25”. Sul finire l’album torna a rallentare e a farsi intimo e intenso con una “To Be Loved” molto lunga (fin troppo) e la conclusiva “Love Is A Game” che presenta un’atmosfera orchestrale quasi da standard americano. “30” è un album che forse non ti aspetti ma allo stesso tempo è fortemente marchiato Adele. Emozione, atmosfera, intimità ma anche ritmo tutto si fonde con un’interpretazione appassionata la cui voce non si discute assolutamente. Viste le condizioni in cui il disco è stato concepito poteva grondare tristezza e malinconia («Non mi riconoscevo più – ha raccontato a Rolling Stone USA – non so se era perché avevo Saturno contro o perché stavo andando incontro ai trent’anni. Ma davvero non sapevo più chi fossi») e invece Adele ha lavorato su sé stessa («Ho ricostruito la mia casa e il mio cuore da allora - aggiunge riferendosi al divorzio - e l'album lo racconta»). Quasi esorcizzando il suo disagio ha disegnato un disco dalle tinte accese e non dolenti. È l’album che ti aspetti perché è perfetto, disegnato con grande ordine e precisione. Dal punto di vista formale è il massimo, da quello emotivo la musica di Adele punta sempre a toccare le corde del piacere, non è un approccio “forte” quanto piuttosto empatico.
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