Il Tirreno

Rischia di chiudere la Flog, angolo di cultura

Gabriele Rizza

È stato il locale cult dei concerti di Ligabue, Radiohead, ma anche della scoperta dei dervisci “rotanti” e dei tamburi del Burundi  

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Gabriele Rizza

firenze. Qui negli anni Settanta ci potevi veder pezzi forti del nuovo teatro italiano, dal Gruppo della Rocca a Carlo Quartucci. Poi qui per la prima volta a Firenze sono sbarcati, solo per fare qualche nome, Ligabue, i Radiohead, i Ramones. Qui nel 1979 il compianto Gilberto Giuntini, prima che il termine world music fosse codificato, si era inventato la “Musica dei Popoli”, festival di ritmi e suoni dell'altro mondo, e solo per fare due nomi, memorabili restano, fin ad allora inediti sulle nostre scene, i Dervisci rotanti e i Tamburi del Burundi. Ancora qui, in questa struttura polivalente in cemento dal sapore brutalista, aperta nel 1972, la città sperimentava altre forme di spettacolo e intrattenimento, più moderne e giovanili, fino a diventare, sotto la guida di Enrico Romero, un centro nodale per la cultura musicale tutta (pop, rock, jazz, etno) del nostro Paese. Ora la domanda è: che fine farà l’auditorium Flog (acronimo di Fondazione Lavoratori Officine Galileo)? Quale sarà il suo futuro dopo che, complice la pandemia da Covid, il rischio di chiusura, meglio di una riconversione in termini di utilizzo, è diventato concreto?

L’ultimo concerto, i “Calibro 35”, risale al 29 febbraio 2020, quasi due anni fa. Da allora, anche se adesso per legge i locali potevano riaprirsi, le porte sono rimaste chiuse. Che la vocazione che ha guidato la Flog in tutti questi anni, vetrina e palestra per intere generazioni di musicisti, decada a favore di altri consumi, ha acceso polemiche e social. Da una parte il direttore artistico Enrico Romero osserva: «Avevamo già pronto il nuovo cartellone e preso accordi per tour importanti che di certo avrebbero riempito l’auditorium»; dall’altra Fabio Ninci, il presidente della cooperativa che gestisce il complesso del Poggetto replica: «Allo stato attuale non ci sono le condizioni per aprire, siamo tutti volontari, manca il ricambio, ma soprattutto occorre una non procrastinabile operazione di riduzione dei costi».

Se mancano le risorse umane e anche quelle economiche latitano, al momento sembra difficile che il progetto Flog W Live possa riprendersi sulle stesse architetture di ieri. Però non tutto è perduto. Le istituzioni si muovono. Almeno così sembra. «"Fra le emergenze c'è quella della Flog – ha dichiarato il sindaco di Firenze Dario Nardella intervistato da Controradio – quanto prima intendo incontrare i gestori di questo che è un pezzo di storia, un caposaldo della cultura della nostra città, una realtà che va assolutamente supportata e che purtroppo ha subito in pieno gli effetti della pandemia. Dobbiamo trovare una soluzione, tutti insieme».

Gli fa eco una nota diffusa dalla rappresentanza sindacale unitaria Fim, Fiom, Uil di Leonardo di Campi Bisenzio: «Nessuna chiusura definitiva della Flog – si legge – che è ancora oggi gestita dalle maestranze della Leonardo, dell’Esaote e dai pensionati delle aziende metalmeccaniche figlie della storia delle ex Officine Galileo. La questione oggettiva che ha generato le notizie è centrata sulla sospensione di una stagione concertistica, e tale sospensione non significa chiusura della Flog e non cancella quel ruolo di presidio culturale ed erogatore di servizi per cui è nata. Pertanto chi non ha titolo non gridi alla chiusura perché la Flog è dei suoi soci ed è patrimonio culturale e sociale a cui l’intera collettività può accedere. La Flog non è solo spazio per concerti, ma è una realtà da sempre aperta alla città».

Infine la Rsu ricorda al sindaco di Firenze «che le strutture e le attività della Flog sono il frutto del volontariato dei lavoratori e delle lavoratrici e lo invita quindi a sostenere fattivamente questa realtà».

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