Gioco
“Buona fortuna” il ritorno dei Modà Atto di accusa all’abuso di social
Ecco il nuovo album: «Oggi basta un account per sentirsi qualcuno» Ma per Kekko e compagni c’è ancora spazio per amore e speranza
Luca Trambusti
MILANO. “Buona fortuna – Parte prima”, il nuovo disco dei Modà (disponibile da venerdì 12 novembre) si apre con il brano “Comincia lo show” che lascia favorevolmente spiazzati, mostrando il lato più rock e “pungente”, anche nelle liriche, della band milanese.
«È – dice Kekko, autore e frontman della band – la fotografia del web, che è una discarica a cielo aperto dove seminare cattiveria e bullismo mediatico». «Una volta – prosegue Francesco Silvestre – si doveva studiare per parlare di qualcosa; oggi basta un account e sei un dottore, un giornalista, uno psicologo o quello che vuoi. Questo mondo non ci porterà lontano ed ho paura per mia figlia. Noi adulti abbiamo una corazza ma i ragazzi fragili possono arrivare a gesti drammatici. Oggi il bullo non sai dov’è, prima lo individuavi: era quello grosso che picchiava tutti».
«I social – denuncia Kekko – sono anche la sagra del non so fare niente ma appaio bello, è un luogo dove l’immagine può coprire una menzogna. È un mezzo di comunicazione diffuso e confuso a cui è difficile rinunciare ma allo stesso tempo si ha la patente per fare qualunque cosa».
Quello dei social, degli haters, è solo uno dei temi che “Buona fortuna” prende in considerazione. «Disco pieno, con molta ciccia – afferma Kekko – in “Scusa se non lo ricordo più” si parla di Alzheimer, brano ispirato da un’intervista con Lino Banfi che racconta della malattia della moglie. “Buona fortuna buona vita buona luna” racconta di una donna alla ricerca della tranquillità e di una vita leggera. Questa donna sono io. Sinora – confessa – mi sono vergognato del mio lato femminile, che è quello che mi fa scrive le canzoni: non Francesco ma Francesca. Poi ci sono i brani d’amore come “22 metri quadri” che racconta di una passione vissuta in una casa dove si costruisce un mondo d’amore di fronte ad una finestra che ti nega il futuro».
«Poi c’è “Fottuto inverno” che ne è la prosecuzione perché ora in quella casa c’è una persona da sola che vive tra i ricordi. Infine – conclude – “Non ti mancherà mai il mare” è dedicata a mia figlia Gioia. Le racconto i miei errori e la invito a non farli. Io sono un solitario e ora, ancor più di prima, mi chiudo in casa mentre la vita è fuori. La invito anche a staccarsi da certe sicurezze materiali e vivere appieno la vita».
Musicalmente il disco è un concentrato di differenti stili, è quello che il chitarrista della band, Diego Arrigoni, definisce un “Bignami dei Modà. È il lavoro – prosegue – che potrebbe riassumere i Modà, ne spiega i suoni e il mondo.
«In particolare – nota Diego – “22 metri” ne contiene tutti gli elementi: il testo, le chitarre, le armonie. Questo è il disco che consiglierei a chi non conosce il passato della band. I Modà – conclude Diego con Kekko completamente d’accordo – ve li presento con questo disco che è un biglietto da visita».
«La nostra formula – aggiunge il frontman – ci ha permesso di diventare nazional popolari. Ognuno può trovare nella band quello che gli piace. E poi – ammette – non parliamo solo d’amore, ascoltando i nostri dischi ci si trovano tanti argomenti. Certo preferiamo la leggerezza per cui non ci consideriamo una band “sociale».
“Buona fortuna – Parte prima”, a cui ne seguirà una seconda, esce dopo la pandemia ma non la “contempla”. “I brani – spiega l’autore – sono tutti scritti prima di quel periodo. Ero troppo stordito per poter comporre qualcosa. L’ho vissuta molto male – confessa – Sono stato colpito in famiglia, ho perso persone care, non è stato facile. Ho avuto ed ho ancora paura adesso, sebbene sia vaccinato. Soffro l’incertezza che non ti porta a vivere la normalità, che vedo ancora lontana. Ne sto uscendo segnato. Capisco che la gente sia arrabbiata. Abbiamo assistito alla distruzione di famiglie, ai sogni di gente che ha lavorato. Il nostro settore, come altri, è stato abbandonato; fermi da anni con la gente che lavora per e con noi, demolita e umiliata. ”
Ora però alle porte c’è un tour, che non passerà in Toscana.
In realtà la regione è ben presente nel disco con Diego Calvetti alla produzione e parecchie registrazioni fatte a San Gimignano e Prato.
Ma in Toscana la famiglia di Kekko passa anche le vacanze tra Cinquale e l’Isola d’Elba.
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