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Dalla pandemia all’Estasi il viaggio di Allevi verso un futuro migliore

L.T.
Dalla pandemia all’Estasi il viaggio di Allevi verso un futuro migliore

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MILANO. Con l’uscita di “Estasi” sono tredici i dischi di Giovanni Allevi. Il nuovo album, appena uscito, è un viaggio per solo piano di 11 composizioni che portano all’estasi. «Tutto il disco – dice il compositore – è un percorso interiore che tende all’estasi passando attraverso vari livelli di coscienza. Per questo l’omonimo brano, l’ultimo che ho scritto, è al termine del disco. Tutta la ricerca di questo stato è accompagnata da un senso d’insoddisfazione perché sentivo che questa sensazione mi sfuggiva di mano nel suo significato più profondo. Quando l’ho raggiunta scrivendo quelle note ho capito che il disco era finito».

La genesi del lavoro è molto particolare e affonda nella pandemia e in un episodio capitato al pianista. «Durante la pandemia – spiega – in molti, io incluso, abbiamo vissuto un allargamento della coscienza, l’espansione della mente e io ho seguito questo flusso. C’è poi una particolare e insolita esperienza che ha ispirato la nascita del disco e il suo “concept”: un attacco di sindrome di Stendhal. Si tratta di un profondo turbamento di fronte a un’opera artistica. Mi è capitato dopo aver ammirato una statua del Bernini, “L’estasi di Santa Teresa d’Avila”. Mi sono ritrovato per terra svenuto in piazza Barberini a Roma con una costola rotta in preda a visioni celesti. Da lì – conclude – ho pensato che l’estasi sarebbe stata il centro della mia ricerca attraverso le note del piano». Ma cos’è l’estasi per Giovanni Allevi? «La parola estasi – spiega il compositore – deriva dal greco e significa “stare fuori”. È lo stato di coscienza sublime quando la nostra mente esce dalla ripetitività quotidiana per arrivare a una dimensione più ampia. È il momento in cui riscopriamo la scintilla divina nascosta nel cuore della nostra quotidianità e che brilla di unicità. Quando ci allontaniamo – prosegue – da doveri, incombenze, pensieri rivolti al futuro, incomprensioni e risentimenti per il passato, allora il meccanismo si rompe e arriva una luce profonda e irresistibile».

La paura è che nei nostri tempi resti poco spazio per la ricerca di questa forte sensazione. «C’è – afferma Allevi – ma è nascosta nella profondità di ciascuno di noi. Come artista ho il dovere, la missione di riportare l’attenzione su una dimensione che al momento non pare avere un’importanza capitale. Con questa pandemia – prosegue – abbiamo vissuto un’esperienza di “a-normalità” e ora tutti vogliano tornare nella normalità. Mi piacerebbe che si potesse rimanere in contato con la “a-normalità” che abbiamo vissuto, anche perché l’estasi nella dimensione collettiva rappresenta la “a normalità” nella nostra vita quotidiana».

Allevi però immagina e auspica un futuro ben particolare: «Più bello e centrato sul femminile che deve essere il principio cardine del futuro, anche se non è mai appartenuto all’umanità. Spero che la sensibilità femminile invada la nostra mente perché c’è molto da imparare dalle donne, con la loro accoglienza e predisposizione alla creazione. Vedo anche – conclude – un futuro con un rispetto assoluto e sacro verso la natura».

Nel giorno dell’uscita del disco è stato reso disponibile “Our future” il nuovo secondo singolo, dedicato al pianeta, il cui video è stato presentato in anteprima mondiale a Glasgow alla COP26. Con l’occasione è partita la collaborazione del compositore con Earth Day European Network, che lo vede coinvolto come Ambassador di importanti iniziative green dedicate alla Terra.L.T.

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di Redazione web