Gioco
«Un tunnel scavato sotto al garage reperti portati via con un trenino»
Fabio Isman ha documentato in un libro centinaia di furti e saccheggi Oggi dice: «Servono misure più severe, una nuova legge è in arrivo»
L’intervista
Non è sorpreso Fabio Isman di come un altro preziosissimo tesoro archeologico nazionale sia emerso seguendo le tracce dei tombaroli. «Non è certo la prima volta», spiega il giornalista e scrittore, esperto d’arte, autore tra gli altri del libro “Quando l’arte va a ruba” (Giunti Editore). «Uno dei grandi precedenti – spiega – è quello del sarcofago degli sposi, scoperto a Cerveteri. Quando si riuscì ad entrare nella tomba furono trovati soltanto i “piedini” dell’urna. Solo più tardi sarà possibile ricostruire il sarcofago che oggi è esposto a Villa Giulia».
Arrivare dove i predatori dell’arte sono già entrati. In Italia mancano campagne di scavo preordinate?
«L’85% degli scavi che vengono effettuati sono scavi d’urgenza. Pompei, direi, è uno dei pochi siti dove si fanno ancora campagne, soprattutto nell’area suburbana. Ma anche qui non mancano precedenti».
Un esempio?
«A Pompei negli anni passati, soprattutto sotto la spinta di Paolo Giorgio Ferri, magistrato che con l’aiuto dei carabinieri ha condotto una battaglia aprendo inchieste sull’ archeologia rubata, furono trovati tunnel e cunicoli scavati per raggiungere ville ricche di tesori. In un caso i tombaroli erano entrati da un garage ed avevano realizzato un tunnel di decine di metri dove furono trovati dei binari utilizzati per portare via i reperti addirittura con un trenino».
E i tombaroli che fine hanno fatto?
«L’unico che è stato condannato a 8 anni è stato Giacomo Medici. In un deposito a Ginevra aveva reperti preziosissimo e fu trovata anche la foto in presa diretta di uno scavo in una villa con affreschi pompeiani. Però i tombaroli se la cavano con pochi mesi. E questo finché nel nostro Paese non saranno inasprite le misure. Oggi una proposta di legge, grazie anche all’impegno di Franceschini, è al vaglio del parlamento, già approvata da un ramo ma ferma nell’altro.
Il fenomeno dell’arte rubata non si arresta?
«Diciamo che dagli inizi degli anni ’70 diventa una vera e propria industria. Una volta i primi terminali erano i grandi musei. Oggi questi ultimi comprano un po’ meno, ma il fenomeno non si è certo arrestato».
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