Attenzione
Parole e rock d’autore Andrea Chimenti canta il nostro tempo
Il musicista toscano torna con “Il deserto la notte il mare” «Mi piace raccontare la realtà che i popoli stanno vivendo»
Luca Trambusti
La carriera musicale di Andrea Chimenti parte nel 1983, quando fonda i Moda, band fiorentina di New Wave, con cui pubblica (sino all’89) tre album. Nel 1992 inizia la sua carriera solista che lo vede ora firmare il suo dodicesimo album. Esce venerdì “Il deserto la notte il mare”, album di grande spessore e intensità che vede la presenza di prestigiosi ospiti: David Jackson dei Van Der Graaf Generator mette il suo sax in tre tracce del disco, Ginevra Di Marco duetta nel brano “Allodola nera”. Ci sono anche Antonio Aiazzi (Litfiba), Fabio Galavotti (Moda), Francesco Magnelli (Csi e Cccp).
«Questo disco – ricorda Chimenti – nasce dopo un tour con Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi (due ex Litfiba) al termine del quale con quest’ultimo abbiamo iniziato a scrivere e provinare qualcosa insieme. Poi ho continuato e ho incontrato Cristiano Roversi che si è fatto carico della produzione». I contenuti del disco sono ben rappresentati dal titolo. «Sono – spiega l’autore – tre parole scelte per simboleggiare il tempo che viviamo. Tempo fatto di deserto, notte e distanze da colmare come il mare. L’occidente sta vivendo il suo deserto culturale, spirituale, nel senso laico del termine. Deserto, notte e mare oltre a essere condizioni, anima e spirito del nostro tempo, sono pure tre realtà che i popoli si trovano a dover attraversare per raggiungere la salvezza e un sogno di vita. Sono termini che possono rappresentare questo tempo, perché questo – conclude Chimenti – vuole fare il disco. Racconta il clima che si respira che è inevitabile confluisca nelle canzoni, testi e sonorità». A ognuno dei tre concetti è legata qualche canzone. «Sono riferimenti che compaiono in tutto il disco. Ad esempio” Oltremare” racconta della traversata che separa il deserto dalle Alpi, il sogno di salvezza, la necessità di trovare un luogo dove vivere. “Dove ho posto il mio amore” è la rappresentazione del deserto, di un’umanità smarrita che non sa dove sta andando e sta alzando barriere fatte di un vociare, blaterare e urlare. “Ky” (contrazione di Kyrie Eleison) racconta il ritorno dell’uomo scimmia, l’involuzione umana verso il punto di partenza, una notte che ci porta indietro». Lo stile di questo disco può essere definito “rock d’autore” per il fortunato incontro e bilanciamento tra parole e musica di stampo rock, per quanto elaborato. «Mi fa piacere che questi due elementi, per me importanti, si sommino – ammette il musicista – Scrivo canzoni e il mio passato nasce dal rock, quindi mi torna benissimo».
Chimenti ha un profondo legame con la Toscana. «È la mia terra anche se sono spesso considerato straniero. Sono nato in Emilia, a 5 anni mi sono trasferito in Toscana ed ero l’emiliano, mentre in Emilia ero il toscano. Ho studiato a Urbino e ora vivo in Veneto. Mi sento sempre straniero. Però considero la Toscana la mia terra avendo vissuto molti anni tra Arezzo e Firenze». Nel capoluogo Chimenti è cresciuto artisticamente vivendo il periodo d’oro della città nei primi anni ’80. «A Firenze c’era un grande fermento, era al passo coi tempi e con il resto del mondo. Quando è nata la New Wave la città era presente ed ha recepito subito la novità. Mi sono sempre chiesto perché sia successo a Firenze ma non saprei dire, ha forse rivissuto una sorta di Rinascimento».
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