La manifestazione
“Paesaggio” di Pinter con Daddi e Marconcini
BUTI. Un uomo e una donna seduti, le spalle al pubblico, svelano le cicatrici del loro passato. Forse sono marito e moglie. Una vita in comune che diventa complicità e disagio. A volte sentimento e indifferenza. Altre sconforto e disillusione. Sul palcoscenico del teatro “Francesco di Bartolo” a Buti loro sono Giovanna Daddi e Dario Marconcini. La coppia perfetta, per essenzialità e solfeggio, a farsi carico di Harold Pinter e dei suoi acuminati dialoghi. L’ultimo capitolo della felice frequentazione con il drammaturgo inglese è questo “Paesaggio”, breve atto unico fra i suoi più folgoranti e implacabili, in scena da domani a domenica.
«Per buona parte della pièce – spiega Marconcini – ho voluto lasciare i due di spalle nel loro interno di famiglia, come sospesi in un tempo onirico, colmo solo di memorie. Poi voltandosi rivelano il loro vero volto, quello della donna sempre più perduto in un sogno di amore fuori dal tempo, quello dell’uomo con i segni di una volgarità che lo avvicina a un altro personaggio descritto da Pinter, sceneggiatore del film “Il servo” di Joseph Losey». Il dialogo fra l’uomo e la donna avvampa e precipita ma resta muto, la comunicazione non passa, come un passaggio a livello che non alza mai la barriera. In quel salottino borghese aperto sulla campagna si consuma un rito senza vie d’uscita: siamo in una terra desolata dove ciascuno si chiude a riccio, perso nei propri ricordi, più tenui e solari per lei, più ruvidi e concreti per lui. Come pennellate di un paesaggio mentale che vibra di realismo, malinconia, abbandono, rimpianti ma soprattutto di solitudine, i rispettivi monologhi si intrecciano e si alternano. Due mondi separati e diversi che si confrontano, uniti solo da momenti di silenzio, dove ritrovare un respiro comune, e che alla fine smascherano una identità da commedia dell’arte, divertita e beffarda. Come a dire, chissà, che tutto il mondo è paese e il teatro è la sua epifania.
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