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«Trentenni sull’orlo della fine del mondo» Con Veronica e Dario fra parole e musica

Luca Trambusti
«Trentenni sull’orlo della fine del mondo» Con Veronica e Dario fra parole e musica

La Rappresentante di Lista in libreria con “Maimamma”  «Una storia strettamente legata al nostro nuovo album» 

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Luca Trambusti

Basta un cambio ortografico-linguistico, ma con la medesima pronuncia, e un concetto diventa l’opposto. È quanto succede con il primo romanzo firmato a quattro mani da La Rappresentante Di Lista (Dario Mangiaracina e Veronica Lucchesi). Il loro ultimo album (quello post Sanremo 2021) s’intitola “My Mamma”, mentre il libro s’intitola “Maimamma”. E vi si legge la storia di una giovane donna che passati i trent’anni vive una gravidanza sull’orlo di una catastrofe che porterà alla fine della terra.

Disco e libro sono strettamente legati tra loro, come dicono gli autori. «L’idea – spiega Dario – nasce nel 2009. Ho iniziato a scrivere prima d’incontrare Veronica. Poi è diventato un testo che ci siamo rimbalzati tra noi trasformandolo in opera teatrale. Infine con il lockdown abbiamo avuto il tempo per farne un romanzo. Scrivendo il disco “My Mamma” usavamo il libro come fosse un canovaccio e la storia nell’album, che non è un concept, è in sintesi quella del romanzo. Nelle canzoni si ritrovano alcuni temi del libro: femminismo, ecologia e relazioni».

«E il concetto di maternità – aggiunge Veronica – intesa come eredità e non solo di figli. Ci siamo interrogati su cosa ognuno di noi può portare e lasciare nel mondo, come ci muoviamo, cosa facciamo e cosa provocano le nostre scelte». Ma il tema ambientale aleggia drammatico su tutto il libro. Il tempo scorre inesorabile e manca poco alla fine del mondo. «C’è una forte relazione con la realtà – ammette Veronica – I cambiamenti sono già nell’aria e gli artisti sono chiamati a raccontare come veggenti la verità. Questa però è anche una fine del mondo personale della protagonista, è la fine dell’essere unico artefice della propria vita. Con l’arrivo di qualcun altro sulla scena devi fare spazio, andare in ascolto. È l’emblema dell’ascolto dell’altro. Ma – prosegue Veronica – una “fine del mondo” a una certa età, anche senza figli arriva comunque. È l’abbandono di una certa vita, è l’attenzione verso la morte che incombe e aleggia davanti ai nostri occhi».

“Maimamma” ha anche un fondo autobiografico, come spiega Dario. «Lo scrivere prende dal quotidiano, lo digerisce e lo trasforma in immagini. C’è ad esempio l’esperienza del vivere in un teatro occupato a Palermo, c’è quella dei nonni, rivisitata e regalata a Lavinia (la protagonista del romanzo) come se fosse la sua memoria».

“Maimamma” è un libro avvincente, in un contesto distopico, è un flusso di pensieri e il racconto di una ragazza che passa all’età adulta, il tutto sospeso sull’orlo del precipizio della fine. È la scrittura a quattro mani di due trentenni che si confrontano con questo passaggio. «È una fase che stiamo ancora elaborando», dice Dario.

Sebbene abitino entrambi a Palermo, città natale di Mangiaracina, Veronica è toscana. «Sono nata a Pisa – dice – ma ho vissuto gran parte dell’adolescenza a Viareggio. Sono molto legata alla Toscana, dove abitano genitori, sorella e nonni. Poi mi sono trasferita a Palermo ma trovo che Sicilia e Toscana siano regioni simili tanto che non è stato traumatico il passaggio. Mi piace tornare con una sorta di piccolo distacco che a volte serve a godere appieno di questa terra, ora più che quando sono partita. Spesso sto qualche mese da mia mamma, faccio le scorribande con le amiche e vivo la Toscana come se tornassi a casa». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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