Il Tirreno

Contro la strage dei delfini alle isole Faroe rettili preistorici “uccisi” in mare a Carrara

Alessandra Vivoli
Contro la strage dei delfini alle isole Faroe rettili preistorici “uccisi” in mare a Carrara

La provocazione della paleoartista toscana Mariaelena Mariotti  

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Alessandra Vivoli

CARRARA. Le sue creature, quelle finte. Quelle che nel mondo reale non esistono più. Contro i mostri, quelli veri, che invece il mondo lo popolano «e lo trasformano in un inferno». Quindici rettili preistorici della famiglia dei plesiosauri, realizzati completamente a mano giacciono in mare, quello della Fossa Maestra a Marina di Carrara che, per effetto photoshop, si tinge di rosso sangue. Una performance suggestiva per veicolare un messaggio e condannare l’orrore della mattanza di cetacei che, ogni anno, avviene alle isole Faroe dove, a settembre sono stati squartati 1.428 delfini. La foto fece il giro del mondo: dalla Toscana arriva questa risposta.

Mariaelena Mariotti, carrarese di 29 anni, di professione fa la paleoartista. Costruisce dinosauri e tante altre creature preistoriche. Di fronte all’inferno documentato in video e foto degli animali uccisi «come fosse solo un terribile gioco» dice, ha voluto fare qualcosa. Lanciare un segnale e una provocazione nel modo a lei più congeniale, attraverso le sue creature. Ha pensato a una performance dal titolo semplice, una sola parola: “Vergogna”.

Poi, trovato il titolo ideale, si è messa al lavoro nella sua casa laboratorio alla prima periferia di Carrara. Qui sono nati i suoi primi dinosauri quelli con cui, nella mostra “Imago” ospitata in tutta la Toscana ha denunciato il bracconaggio, l’inquinamento e l’incubo plastica per gli oceani. E sempre nella sua casa laboratorio, nelle settimane scorse, si è messa all’opera: ha plasmato il poliuretano, in gran parte di recupero, e le resine ecologiche. Ha modellato e dipinto tutto a mano: così, giorno dopo giorno, sono nati quindici rettili preistorici. Le creature, i mostri, ma quelli “buoni” .

«L’idea è stata da subito quella di documentare l’incubo – spiega la “paleoartista”, così l’hanno definita – I miei rettili preistorici sono in un bagno di sangue, e hanno le stesse ferite che ho visto nei corpi straziati dei delfini e delle balene. Ho faticato a riprodurle e ho cercato di essere il più precisa possibile. Volevo che si vedesse quello che succede per opera di mostri, veri. Gli uomini che massacrano per gioco migliaia di cetacei».

«Ho visto video che mi hanno molto provata a livello emotivo – continua Mariaelena Mariotti – ho voluto guardare fino in fondo quello che avviene alle isole Faroe (nell’oceano Atlantico, al largo della Danimarca). Ho sentito, in sottofondo, in parecchi video, le risate. Le risate di chi sta squartando un delfino, di chi incide con grosse lame i loro ventri e gioca con i cuccioli non ancora formati come fossero palloni da calcio. E ho sentito il pianto degli animali. Tutte queste immagini mi hanno sconvolto. Ho deciso di dare il mio contributo a una causa di sensibilizzazione contro l’orrore».

L’artista per la sua battaglia si è servita ancora una volta delle creature di cui ama circondarsi. Animali scomparsi che diventano ambasciatori di un messaggio a difesa di un ambiente «che gli uomini stanno devastando».E se i dinosauri erano il simbolo della lotta al bracconaggio, adesso i rettili plesiosauri sono un altro pugno allo stomaco. Sono l’omaggio ai delfini e alle balene uccisi, al loro sacrificio «sotto le ferite della crudeltà umana.Nella mia performance di finto c’è solo il sangue – conclude – l’orrore invece, è tutto vero».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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