Sicurezza
I giovani che crearono Elea, il primo computer italiano
È il 1959 quando Adriano Olivetti presenta Elea 9003, il primo calcolatore elettronico a transistor progettato, realizzato e messo in commercio in Italia, alla fine di un percorso durato dieci anni. Un sogno che diventa realtà grazie all’impegno, alla passione e alla grande preparazione di un pugno di brillanti studiosi, capaci di immaginare il futuro. Una vicenda che viene raccontata da Maurizio Gazzarri, volterrano, classe 1971, studioso di storia dell’informatica italiana, in “Elea 9003. Storia del primo calcolatore elettronico italiano”, pubblicato da Edizioni di Comunità, la casa editrice fondata proprio da Olivetti, nel 1946.
Quasi un seguito del suo romanzo “I ragazzi che scalarono il futuro”, uscito nel 2018 e pluripremiato, ambientato proprio in quegli anni che stavano cambiando il mondo. Stavolta, Gazzarri si concentra sulla cronaca degli eventi, ma con l’idea di evidenziare l’importanza dell’aspetto umano e di quello spirito di collaborazione senza il quale non sarebbe stato possibile ottenere un risultato di tale livello. Tutto si svolge in un modesto laboratorio pisano, dove un ingegnere italo-cinese, Mario Tchou, si affida all’ausilio di un manipolo di giovani scienziati da lui coordinati, convinto che solo coi giovani si possano realizzare le cose nuove. Nel suo racconto, Gazzarri non lesina gli aspetti di carattere tecnologico, ma non tralascia neppure un resoconto puntuale e ricco di dettagli, senza dimenticare di annotare aspetti più suggestivi, come la scelta del nome del nuovo calcolatore, affidata a Franco Fortini, già creatore di sigle come Lettera 22 e Lexikon. E non va sottovalutato il fatto che Elea, oltre ad essere banalmente un acronimo (Elaboratore elettronico aritmetico) è anche la città sede della celebre scuola filosofica di Parmenide, per tener fede alla convinzione che se il pensiero parte da basi certe, matematiche, allora non sarà impossibile raggiungere esiti straordinari.
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