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«Sono un outsider sognatore» L’assalto dei fan a Tim Burton

«Sono un outsider sognatore» L’assalto dei fan a Tim Burton

Il regista riceve il premio alla carriera e confessa: «Ho dovuto combattere contro la fama di essere dark, ma non ho mai cambiato la mia prospettiva» 

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ROMA. Si dichiara un outsider, un diverso, del cinema ed è contento di esserlo. Si definisce un sognatore, anzi un cacciatore di sogni che ama quegli autori che sanno catturare sogni, come Fellini e Dario Argento. È sorpreso, anzi proprio spaventato dall’accoglienza ricevuta e dalla folla che è accorsa per sentirlo parlare di sé e della sua carriera. È Tim Burton, arrivato ieri alla Festa del cinema di Roma per ricevere appunto il premio alla carriera. Una carriera che elenca titoli divenuti cult assoluti – “Batman”, “Edward mani di forbice”, “Ed Wood”, “La sposa cadavere”, “Big Fish”, “Sweeney Todd”, “Frankenweenie” – che sin dalla metà degli anni Ottanta fanno di lui uno degli autori più originali e stilisticamente riconoscibili del cinema mondiale.

Vestito immancabilmente di nero, il regista californiano, 63 anni, ha percorso il red carpet come spaesato, abbagliato dai flash, tenendo al guinzaglio il suo cagnolino. In sala ad attenderlo una standing ovation e un entusiastico assalto di giovani fan pronti a tutto per ricevere un suo autografo, i biglietti per questo “incontro ravvicinato” erano andati esauriti in cinque minuti quando furono messi in vendita.

Poi, fra un po’ d’imbarazzo e qualche battuta, si sottopone alla raffica di domande che lo investe e alle quali risponde con molte considerazioni anche se espresse con poco più che monosillabi. «Di cosa ho paura? Ho paura di stare qui a rispondere alle domande, stanotte non ho dormito per questo», dice fra il serio e lo scherzoso. L’ultimo suo film è “Dumbo” del 2019: «Fare un sequel? Mai. Disney in quel caso mi ha fatto sentire a me Dumbo, mi è venuto un esaurimento nervoso dopo quell’esperienza».

Burton scherza anche sull’Oscar da lui mai preso: «Non so perché non l’ho mai avuto e non mi importa – dice – però in compenso ho avuto un Golden Globe». E poi aggiunge ridendo: «No non è vero. Non ho avuto neppure quello, ma solo una nomination». E Hollywood? E il rapporto con il suo attore feticcio Johnny Depp che non se la sta passando bene nella Mecca del cinema? «Io Hollywood l’ho lasciata molto tempo fa. Sono stato molto fortunato a lavorare con Depp e certamente lavorerei ancora con lui. È mio amico e tengo molto a lui. Mi sono sempre ritenuto uno diverso dagli altri, e fuori dagli schemi. A Hollywood ora c’è più inclusività ma io non ho mai cambiato la mia prospettiva. Ha dovuto combattere a lungo contro la fama di essere considerato dark. È la cosa più inesatta che hanno detto di me – ha spiegato – anche da piccolo ho dovuto combattere contro questa etichetta».

E poi l’immediato futuro: la prima serie tv alla quale Burton sta lavorando in questo periodo, “Wednesday Addams” che sta girando tra i castelli in Romania. Un’altra opera da outsider c’è da giurarci: «Ho sempre sognato a occhi aperti. A volte per trovare ispirazione o vado in un bar a bere qualcosa o mi metto a guardare il cielo, o gli alberi, cercando di vederci qualcosa che non avevo mai visto prima».



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