Gioco
Il fascino dei nostri fari da scoprire nel libro di Arrighi e Monticelli
Fra racconti e immagini il viaggio in un mondo magico Presentazione a Livorno all’Hotel Palazzo: oggi in edicola
Simone Fulciniti
LIVORNO. “Fari della Toscana e della Liguria” è un progetto editoriale (ma non solo) realizzato dalla giornalista e scrittrice Elisabetta Arrighi e dalla fotografa Biancamaria Monticelli, insieme con Il Tirreno e col supporto di Fondazione Livorno Arte e Cultura: il libro è in edicola da oggi con il giornale. Una sinergia rafforzata dalla collaborazione col Grand Hotel Palazzo, che ospiterà una mostra di pannelli illustrativi collegata al prezioso volume. Assieme all’autrice, erano presenti Michela Pagani (ufficio diffusione del Tirreno), Olimpia Vaccari e Marcello Murziani (Fondazione Livorno Arte e Cultura) e Roberto Piccini (Uappala).
«Un progetto – spiega Arrighi – che nasce da due menti un po’ folli. La mia e quella di Biancamaria Monticelli, fotografa livornese: entrambe appassionate di fari, ci siamo trovate su un percorso che piaceva ad entrambi. Un viaggio in un mondo magico intrapreso da un punto di vista storico perché si tratta di vecchi manufatti (di fari si parla già secoli prima di Cristo), ma soprattutto “umanizzando” il faro, attraverso i racconti di chi ci vive dentro (o che ci hanno vissuto). Ormai questo mestiere va scomparendo: negli anni ’70 e ’80 i fari sono stati quasi tutti automatizzati per motivi di sicurezza. Basti pensare che in alcuni fari, spersi in mezzo al mare, operava e abitava una persona sola. Attualmente ci sono ancora faristi nei fari di terra, quelli che hanno gestione più complessa».
Il volume è una cavalcata di immagini stupende e passaggi letterari di grande interesse. L’abilità narrativa della giornalista, esperta in questo genere di operazioni, coinvolge il lettore a 360 gradi.
E le istantanee perfette di Monticelli si intersecano alla perfezione, garantendo completezza e comprensione assoluta per ogni capitolo. L’ esposizione dei pannelli è parzialmente montata, e sarà definitivamente operativa in occasione della presentazione ufficiale del libro. C’è stata un’anteprima estiva, nel contesto di Straborgo, con 24 immagini nei saloni del complesso Porta a Mare. Al “Palazzo” i pannelli saranno dislocati per tutta la struttura, in modo da essere apprezzati da chiunque.
Intanto ce n’è uno in bella mostra. «Il fanale di Vada dismesso – spiega Arrighi – in via della Marina. E l’uomo nella foto è Alessandro Quintavalle, uno che è nato e ha sempre vissuto nel contesto: il padre è stato l’ultimo farista di Vada, colui che ha spento definitivamente la lanterna. Anche il figlio avrebbe voluto seguirne le orme e narra la sua storia».
Il libro racconta una quarantina di unità presenti nel tratto che va da Ventimiglia a Chiarone, e comprende l’arcipelago toscano. C’è anche una digressione, motivata, nella Riviera Romagnola. «La gestione dei fari, che è della Marina Militare, è divisa per compartimenti e La Spezia prende Toscana e Liguria e allora abbiamo approfittato per fare quella fascia. In futuro c’è l’idea di fare la Sardegna e la riviera romagnola».
Sfogliando le pagine si incontrano alcuni pezzi più unici che rari. «I fanali di Castiglione della Pescaia, per esempio, hanno una particolarità: sono dei piccoli fari in miniatura, all’ingresso del porto canale, ricoperti da tante tesserine di mosaico che cangiano col mutare della luce. E ci sono dei fari importanti da un punto di vista architettonico come quello di San Venerio all’isola del Tino».
Il preferito dell’autrice è quello già citato di Vada. « Sono cresciuta a Rosignano con mio padre che lavorava alla Solvay. Da casa vedevo “lui” che lampeggiava: un oggetto misterioso nella notte che ha avuto scatenato la mia passione. Un altro che non si dimentica è quello di Punta Capel Rosso all’Isola del Giglio. C’è una solitudine straordinaria: tu e l’infinito».
«Un grazie particolare – conclude l'autrice – alla Marina Militare, alla direzione marittima di Livorno, alla Capitaneria di porto a tutti gli uffici marittimi della Toscana che ci hanno dato il supporto logistico per andare a immortalare i fari dal mare».
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