Il Tirreno

firenze 

Arriva il Selfie Museum dove i nostri clic dialogano con l’arte

G.R.
Arriva il Selfie Museum dove i nostri clic dialogano con l’arte

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FIRENZE. Un nuova idea culturale destinata soprattutto al pubblico dei più giovani, ma non solo, nasce ora a Firenze. Sulle base di quanto già accade in altre città (capofila mondiale Tokyo, poi Los Angeles, New York, Dubai, debutto italiano a Roma seguita da Bologna) uno spazio dedicato alla creatività contemporanea prende casa in via Ricasoli al civico 44, con la benedizione di chi della fantasia e dell’imprevisto ha fatto la sua forza identitaria e il suo biglietto da visita: Pinocchio.

Le avventure del burattino, che qui hanno trovato accoglienza da un paio d’anni, convivono ora con il nuovo inquilino, uniti da un comune obiettivo: entrare in contatto col visitatore e stabilire con lui una esperienza immersiva che, grazie anche ai più moderni apparati tecnologici, fermo restando la meraviglia infantile della sorpresa fatta artigianalmente, lo trasformi in protagonista e artefice del cammino. Nel cuore di Firenze, a metà strada il Duomo e la Galleria dell’Accademia, un po’ laboratorio, un po’ ambiente espositivo, un po’ labirinto e scatola magica, un po’ teatrino delle meraviglie e parco giochi, fra giochi di luci, trompe l’oeil, specchi, riflessi, immersioni caleidoscopiche, il neonato “Selfie Museum” si sviluppa su due piani in decine di ambienti con oltre 70 installazioni.

Il campionario, alla cui realizzazione hanno lavorato centinaia di artisti da tutto il mondo, si compone di light art, videoarte, street art, illusionismo ottico, illustrazioni, postazioni sonore, sculture cinetiche, digital storytelling, augmented e virtual reality. «Ci troviamo in uno spazio integralmente riorganizzato dagli interventi degli artisti – spiega Luca Parenti responsabile della struttura – al fine di creare una relazione con il visitatore: infatti a chi ha collaborato al progetto è stato chiesto di inventare collegamenti inediti fra l’attività artistica e l’insieme delle attività dell’uomo, costruendo uno spazio narrativo che cattura finalità e strutture del quotidiano dove si incontrano culture, linguaggi, tematiche, connessioni creative. Questa relazione artista-visitatore si manifesta anche attraverso la possibilità di realizzare scatti fotografici che i visitatori poi creano e diffondono sui social media». Siamo di fronte a un format che sembra conquistare le nuove generazioni. «Questi – concludono gli organizzatori della mostra che resta aperta fino a marzo – non sono solo scenari per fotografarsi ma sono opere ispirate a correnti artistiche o comunque al mondo dell’arte, l’occasione per un inedito dialogo culturale ma anche un modo per divertirsi».G.R.

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