Il Tirreno

Il Bob Dylan dei ventenni Chiacchiere tra generazioni

Barbara Antoni
Il Bob Dylan dei ventenni Chiacchiere tra generazioni

Un giovane chitarrista e il cantautore David Riondino raccontano il Mito «Il suo messaggio orienta anche chi nasce sessant’anni dopo»

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Barbara Antoni

lucca. Un personaggio universale come il cantautore, musicista e poeta Bob Dylan e un giovane affascinato da questo artista ottantenne, appassionato di musica e musicista egli stesso come Pietro Brunello, chitarrista di 23 anni di Castelfranco Veneto. In mezzo un traghettatore tra le due voci: l’attore, cantautore e regista fiorentino David Riondino.

Nasce dalla relazione tra queste figure di artista lo spettacolo “Bob Dylan. Layers of skin and slippery grey. Ottant’anni di moltitudini” che chiude domani alle 21, nella chiesa di San Francesco a Lucca, il ciclo di quattro appuntamenti fra musica e poesia denominato “Canone in verso”, organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca (ingresso gratuito, prenotazioni online su www.fondazionecarilucca.it fino alle 12 di domani, sabato 23 ottobre).

Uno spettacolo su Dylan oggi, dopo tutto quello che già si è detto e scritto. È stato impegnativo signor Riondino?

«In realtà questo è uno spettacolo che formalizziamo adesso dopo due rappresentazioni. È nato per caso. Alla “Fiera delle parole” di Padova un’organizzatrice mia amica mi chiese di fare due chiacchiere con un bizzarro giovane che sapeva tutto su Dylan. Mi stupiva che un giovane si interessasse tanto a un cantante ottantenne. Così con Pietro Brunello facemmo due chiacchiere intervallate da sue esecuzioni musicali, mentre sullo schermo passavano le traduzioni delle canzoni. Ne è venuta fuori un’illustrazione a mio avviso ben fatta di questo dialogo tra un giovane e un monumento della musica».

Cosa di Dylan affascina un giovane?

«Le sue parole e il linguaggio universale rappresentato dalla musica, che forma e aiuta a indirizzare anche chi nasce sessant’anni dopo. Lo spettacolo alla fine è una conversazione divertente sul passare del tempo tra le generazioni. Il mio ruolo è prevalentemente quello di un conversatore: racconto cosa è stato Bob Dylan per me, per la mia generazione, di quando eravamo giovani e di come lo incontrammo. In realtà Bob Dylan rimbalza molto su De Gregori. Alcune canzoni del nostro cantautore italiano, come “Rimmel” o come “Niente da capire” ripropongono le associazioni strampalate di Bob Dylan».

È un po’ anacronistico proporre oggi uno spettacolo di sola poesia e musica e in particolare a un pubblico giovane?

«Penso proprio di no. Perché i poeti sono giovani. Rimbaud aveva sedici anni quando cominciò a comporre, anche Ungaretti ha iniziato da giovane a scrivere poesie e ha proseguito fino all’età matura. La poesia, grazie alle parole, porta energia».

La poesia fa bene, quindi?

«Fa benissimo. Con la semplificazione operata da messaggi pubblicitari lanciati ad arte, la contemporaneità tende a diminuire la curiosità dei nostri meccanismi creativi. I cantautori invece si prestano a rispondere con la loro visione. Credo però che la poesia stia di nuovo cominciando a circolare. Grazie all’anniversario dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, la poesia è stata di nuovo molto condivisa. Anche io ho fatto molti spettacoli di poesia: è nata una nuova curiosità e questo è un fatto molto positivo».

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