Gioco
«Yanagihara mi ha esaltato, le tarantolate un’epifania “Pinocchio” non delude mai»
Gabriele Rizza
Angelo Savelli, di Stia in Casentino, classe 1951, insieme a Giancarlo Mordini è l’anima del fiorentino Teatro di Rifredi. Realtà fra le più vivaci e combattive della scena italiana. Dopo l’università, nel 1974 entra nella cooperativa il Granteatro di Carlo Cecchi e nel 1976 firma la sua prima regia, l’operina di Mozart “Bastiano e Bastiena”. Ma è l’anno dopo, la creazione della compagnia Pupi e Fresedde a incanalare la sua poetica e la sua carriera, garante di tradizione e innovazione, di nuovi orizzonti e drammaturgie, di traiettorie audaci che dalla commedia dell’arte sfociano nell’avanspettacolo. Per Pupi e Fresedde, Savelli firma decine di spettacoli, in veste sia di regista che d’autore.
il libro sul comodino
«C’è un libro che mi coinvolge particolarmente in questi giorni e mi fa compagnia la sera – dice Savelli – “Sapiens: da animali a dei” dell’israeliano Yuval Noah Harari, il racconto della straordinaria avventura dell’umanità nella quale, volenti o nolenti, siamo tutti immersi, anima e corpo. Va bene la letteratura, la poesia, il teatro, la musica che esaltano il nostro orgoglio personale e nazionale. Ma non dimentichiamoci che siamo ben piccola cosa visti dal cosmo. Direi un ottimo antidoto contro la nostra presunzione».
il libro della vita
«Per me è stata una vera epifania. Parlo di “La terra del rimorso” di Ernesto De Martino, una straordinaria indagine sulle tarantolate pugliesi e sul morso simbolico della tarantola. Un capolavoro assoluto dell’etnografia, che mi ha guidato nei miei primi viaggi di vita e di teatro nel meridione d’Italia».
il colpo di fulmine
«Anche in questo caso una certezza: “Una vita come tante” di Hanya Yanagihara, scrittrice di origini hawaiane. Un romanzo sconvolgente. Toccante. Di una verità disarmante e lacerante. La disperata lotta per una manciata di felicità di un piccolo gruppo di persone straordinarie e al tempo stesso ordinarie, come tutti noi. Più di mille pagine da leggere tutte d’un fiato. Un libro che mi ha ferito ed esaltato e da cui non ci si libera facilmente».
l’ultima sorpresa
«Dico “L’istituto per la regolazione degli orologi” di Ahmet Hamdi Tanpinar, scrittore, poeta e saggista turco. Gogol e Kafka uniti insieme in una straordinaria satira della burocrazia che provoca al tempo stesso divertimento e sgomento. Il padre della letteratura turca contemporanea non ci parla solo della burocrazia istanbuliota di inizio secolo ma delle assurdità burocratiche di tutti i tempi e di tutti i luoghi».
non delude mai
«Eccolo, “Pinocchio” di Collodi. Bellissimo. Affascinante. Una storia che supera le coordinate dello spazio e del tempo. Scritto per di più con una lingua italiana da far invidia. Altro che letteratura per ragazzi. Puro realismo fantastico. Il nostro Macondo. Non vedo l’ora di leggerlo al mio nipotino».
il libro da rileggere
«Credo che le “Operette morali” di Leopardi rappresentino l’apice in questo senso. Non solo le illuminanti e immortali “Liriche”, ma anche questo trattatello profondissimo e divertente. Proprio così. Almeno a me induce sempre, ad ogni rilettura, una risata leggera ma sana, convinta, disincantata. Non solo malinconie da pessimismo cosmico ma anche ironia scanzonata e liberatoria sul destino dell’umanità».
il libro delusione
«Mi spiace per Lucio Dalla ma quanto su di lui scritto a quattro mani da Ernesto Assante e Gino Castaldo mi ha profondamente deluso. Pensavo di ritrovarvi qualcosa dell’originalità e della poesia ispida di Dalla e invece ho trovato solo una narrazione pedante e prosaica. Devo confessare, e mi rammarico, che amo meno Lucio Dalla dopo averlo letto».
l’avrebbe scritto
«Vado ancora in Turchia con “La bastarda di Istanbul” di Elif Shafak. Adoro tutto di questo meraviglioso libro: il contenuto, l’architettura, la scrittura, lo sguardo sul mondo, sugli uomini e la Storia. E visto che non ho potuto scriverlo, allora l’ho adattato per il teatro e l’ho portato in scena. Così è diventato anche un po’ mio».© RIPRODUZIONE RISERVATA
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