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Nobel a Gurnah, l’esule che parla di colonialismo e migranti

Nobel a Gurnah, l’esule che parla di colonialismo e migranti

Originario di Zanzibar, nel 1968 fu costretto a fuggire dalle persecuzioni Rifugiatosi in Inghilterra, è stato docente universitario e autore di romanzi

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STOCCOLMA. Il premio Nobel per la Letteratura 2021 è stato conferito allo scrittore Abdulrazak Gurnah, 73 anni, «per la sua intransigente e compassionevole penetrazione degli effetti del colonialismo e del destino del rifugiato nel divario tra culture e continenti».

Gurnah, professore di letteratura post-coloniale all’università del Kent, oggi in pensione, è nato nel 1948 a Zanzibar, quando l’isola non faceva ancora parte della Tanzania. A vent’anni l’autore fugge dall’isola di origine, dopo che una rivoluzione nel 1964 aveva portato alla persecuzione delle sua comunità di etnia araba, arrivando nel Regno Unito. Di quel periodo l’autore racconta di essersi «lanciato a capofitto» nella scrittura, come modo di esplorare sia la perdita sia la liberazione dell’esperienza della migrazione.

Gurnah ha scritto dieci romanzi, tra cui “Memory of departure”, “Pilgrims way” e “Paradise”, selezionati per il Booker Prize nel 1994, oltre a “By the sea” e “Il disertore”. Molti di questi affrontano quella che l’autore chiama «una delle storie dei nostri tempi»: l’impatto profondo della migrazione sia su coloro che si sono allontanati dalle proprie radici sia sui luoghi che sono diventati la loro nuova casa.

Al momento della premiazione, come ha detto lui stesso, lo scrittore si trovava nella cucina di casa sua nel sud-est del Regno Unito. «Sono assolutamente emozionato – ha commentato a caldo Gurnah ad Associated Press – ho appena sentito la notizia anch’io». Anders Olsson, presidente del Comitato Nobel per la Letteratura, lo ha definito «uno dei più illustri scrittori post-coloniali», aggiungendo anche che sia significativo il fatto che le radici di Gurnah siano a Zanzibar, un luogo che «era cosmopolita molto prima della globalizzazione».

«Il suo lavoro – ha aggiunto Olsson – ha fornito un’immagine vivida e precisissima di un’altra Africa che non è così conosciuta a molti lettori, di un’area costiera nei pressi dell’Oceano Indiano segnata dalla schiavitù e da varie forme di repressione sotto diversi regimi e potenze coloniali: portoghese, indiana, araba, tedesca e inglese». Inoltre, secondo il presidente del Comitato, i personaggi di Gurnah «si scoprono nel divario tra culture, tra la vita lasciata indietro e la vita che arriverà, affrontando il razzismo e i pregiudizi, ma anche obbligando se stessi a silenziare la verità o reinventarsi una biografia per evitare conflitti con la realtà».

La notizia del Nobel è stata accolta con entusiasmo sia a Zanzibar, dove Gurnah è potuto tornare solo nel 1984, sia nel Regno Unito. Sull’isola africana, dove lo scrittore non torna spesso, coloro che lo conoscono lo descrivono come un uomo modesto, dalla voce dolce. Mentre sul suo sito, il British Council ha precisato che nel lavoro di Gurnah «l’identità è una materia in cambiamento costante» e che i suoi personaggi «destabilizzano quei pregiudizi che le persone incontrano negli ambienti dove migrano».

Gurnah, di madrelingua swahili ma che scrive in inglese, è il sesto di origini africane a essere insignito del Nobel per la Letteratura. Lo hanno preceduto Wole Soyinka nel 1986, Naguib Mahfouz nel 1988, Nadine Gordimer nel 1991, J.M. Coetzee nel 2003 e Doris Lessing nel 2007.



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