Gioco
Una danzatrice indiana per Fabbrica Europa su una coltre di cenere
Lo spettacolo firmato da Bory, un poeta dello spazio I movimenti del corpo somigliano ai disegni di farina
Gabriele Rizza
pontedera. Il festival Fabbrica Europa, attraversato da molte scoperte e linguaggi, volge al termine.
Fra gli appuntamenti più attesi spicca lo spettacolo dal titolo criptico “aSH” che sabato (ore 21) e domenica (ore 18) va in scena al teatro Era. Creato nel 2018 per la danzatrice indiana Shantala Shivalingappa da Aurélien Bory, “aSH” (in realtà contrazione di “a Shantala” ma anche “cenere” in inglese) chiude il trittico di ritratti di donne che in precedenza ha visto protagoniste nel 2008 la danzatrice di flamenco Stéphanie Fuster (“Questcequetudeviens?”) e nel 2012 la giapponese Kaori Ito (“Plexus”). Il 49enne Aurelien Bory (è nato a Tolosa nel 1972), fondatore della Compagnie 111, sperimenta diversi ambiti disciplinari (teatro, musica, danza, arti visive, circo) e lavora sulla fascinazione dello spazio, elemento mobile e visionario dei suoi lavori che si aprono all’immaginazione dello spettatore tra meraviglia visiva e rinnovamento della forma teatrale.
Shantala Shivalingappa, che ha lavorato, tra gli altri, con Maurice Bejart, Peter Brook, Bartabas e Pina Bausch, costruisce il suo solo sulla figura di Shiva, il dio della danza che crea e distrugge, muovendosi su una coltre di cenere, simbolo di morte ma anche di rinascita. Shantala, con un linguaggio carico di echi ancestrali, traccia cerchi, punti, simmetrie, spirali che sembrano rappresentare la struttura stessa del mondo.
I movimenti e le geometrie del corpo somigliano ai “kolam”, i disegni di farina creati per terra dalle donne indiane al mattino e poi distrutti dal vento per essere rifatti il giorno successivo. In “aSH” la danza evoca il vuoto, l’invisibile principio di tutto l’universo, in uno spazio che si manifesta come una vibrazione che il percussionista Loic Schild riprende, trasforma e prolunga all’infinito. «Ho incontrato Shantala Shivalingappa nel 2008 nei corridoi di un teatro di Düsseldorf – ricorda Bory – impegnata in “Nefés” di Pina, in un assolo e un duo con Sidi Larbi Cherkaoui. Fu là che Shantala vide il mio “Plus ou moins l’infini”. Fu un momento di forte convergenza che sarebbe stato significativo per il mio e il suo percorso artistico. Shantala non smette mai di andare avanti e indietro tra Madras, dov’è nata, e Parigi, dove vive. E la sua danza è come un pendolo perpetuo, come il nostro incontro, a metà tra misticismo indù e fisica quantistica».
Info 055 2638480 e www.fabbricaeuropa.net
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