Gioco
Il ritratto di Tiziano da Vienna a Palazzo Pitti “Jacopo Strada” esposto fino al 16 gennaio
Il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt: «Uno degli ultimi dipinti dell’artista che raccontava frammenti di vita»
Gabriele Rizza
Firenze. Un nuovo inquilino di grande prestigio si installa nelle sontuose sale di Palazzo Pitti. Accolto con tutti gli onori infatti arriva da Vienna, dal Kunsthistorisches Museum, il ritratto di Jacopo Strada dipinto da Tiziano, fra i suoi più celebri e indiscussi capolavori.
Accolta fin dal Seicento nelle collezioni degli Asburgo a Bruxelles e poi a Vienna, l’opera di Tiziano è stata eccezionalmente concessa in prestito agli Uffizi per l’esposizione allestita nella Sala Bianca della reggia medicea fiorentina fino al 16 gennaio prossimo.
Ma chi era l’oggetto di quest straordinario ritratto? Antiquario, architetto, orafo, scrittore, collezionista, mercante d’arte, Jacopo Strada fu tra le figure più culturalmente energiche e poliedriche del suo tempo. Nato nel 1515 da una nobile famiglia mantovana (morirà a Vienna nel 1588) si formò negli studi umanistici all’ombra dell’allora potentissima corte dei Gonzaga.
Nel 1546 si trasferì in Germania, dove avviò una fruttuosa attività come consulente d’arte dei maggiori collezionisti (tra i quali l’imperatore Ferdinando I d’Asburgo) mentre i viaggi in Italia, alla ricerca di “pezzi” dei maggiori maestri del Rinascimento, lo portavano spesso a Roma e a Venezia, dove nel 1567 tentò invano di acquistare la collezione del senatore Gabriele Vendramin, amico e committente di Tiziano. Risale a questa occasione l’incontro con l’artista e la successiva realizzazione di questo olio su tela.
«Si tratta – spiega il direttore degli Uffizi Eike Schmidt – di uno degli ultimi ritratti eseguiti da Tiziano, che aveva da tempo abbandonato questo genere nel quale pure aveva dato prove altissime, molte delle quali si possono ammirare proprio qui, nella Galleria Palatina.
Tiziano riuscì a interpretare in modo originale la personalità del protagonista, rinunciando a metterlo in posa e scegliendo piuttosto di rappresentarne un frammento di vita».
La mostra fiorentina di Palazzo Pitti pone il ritratto in dialogo con una piccola Venere antica scolpita in marmo, simile a quella tenuta tra le mani dallo stesso Strada nel dipinto. In primo piano, elegantissimo nell’abito rosso completato dal farsetto di velluto nero, dalla catena d’oro, dalla spada e dalla pelliccia appoggiata con noncuranza sulla spalla, Jacopo si è appena curvato per sollevare una statuetta di Venere dal tavolo sul quale sono appoggiati altri reperti antichi: un torso, una statua in bronzo, monete di imperatori romani. Carte d’archivio testimoniano la sua presenza sui palchetti della Tribuna a partire dal diciottesimo secolo. Di antico, la figura conserva soltanto il torso con la parte superiore delle gambe. Il frammento fu però abilmente integrato da uno scultore del Cinquecento che dette vita ad un’immagine di Afrodite che tiene nella mano sinistra il pomo ricevuto da Paride. «Si apre così – conclude il direttore della Galleria degli Uffizi Schmidt – la stagione autunnale degli Uffizi, che nei prossimi mesi vedrà protagonisti l’infanzia nell’antica Roma e la più antica raffigurazione pittorica del Conte Ugolino dantesco».
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