Il Tirreno

Il Purgatorio visto da Cazzullo «Là dove andremo tutti...»

Simona Peselli
Il Purgatorio visto da Cazzullo «Là dove andremo tutti...»

La rilettura della Commedia con la lente dell’attualità è un boom editoriale «Con la pandemia abbiamo perso la libertà, proprio come il Poeta aveva detto»

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Simona Peselli

Montecatini. «I nostri nemici andranno all’Inferno, le mamme in Paradiso. Ma a noi un po’ di Purgatorio non lo leva nessuno». Aldo Cazzullo a Montecatini, ospite della rassegna Acqua in bocca (ma non troppo ) con il direttore del Tirreno Stefano Tamburini ha presentato la sua ultima fatica “Il posto degli uomini, Dante in Purgatorio dove andremo tutti”», edito da Mondadori. «Cazzulo non soltanto scrive libri, ma li vende – ha confermato Tamburini – a differenza di altri colleghi giornalisti che con la carta di credito dell’azienda acquistavano i propri testi e poi li gettavano nella spazzatura per dimostrare alla casa editrice di aver scritto un successo irresistibile».

Proprio il direttore è riuscito a far anticipare allo scrittore che dopo A riveder le stelle (Inferno), Il posto degli uomini (Purgatorio) è in programma l’uscita del terzo volume che racconterà il Paradiso di Dante. «Sarà la donna la protagonista – conferma lo scrittore – che è madre, moglie, nonna, sorella, amica e riesce a rappresentare la forza, la tenacia, la speranza, la sopravvivenza, l’unione e la determinazione».

La Divina Commedia di Aldo Cazzullo piace ai lettori, ma soprattutto al pubblico toscano: un modo di raccontare Dante alla portata di tutti. «Personaggi come Benigni e Cazzullo riescono a rendere accattivante questi testi coinvolgendo anche i ragazzi più giovani . Servirebbero a scuola per rendere la Divina Commedia un qualcosa più semplice per tutti. Troppo spesso al liceo viene spiegata in modo troppo difficile, è importante riuscire ad appassionare gli studenti», afferma Tamburini. Il paragone è tra la pandemia e il Purgatorio. «Abbiamo paura della malattia e della morte – conferma Cazzullo – in questi due anni abbiamo perso la libertà verificando il Purgatorio da vivi. Nell’inferno Dante mette in scena una pandemia nella malabolgia dei falsari di moneta, di metallo, di parola e di persona. Quelli che rubano l’identità altrui sono come coloro che aprono account falsi sui social per insultare il prossimo.E sono puniti con una malattia. Immaginate tutti i malati che durante l’estate sono nell’ospedale di Maremma, Valdichiana, e Sardegna, zone paludose, sono prostrati, tutti appoggiati l’un l’altro. Del resto ai tempi di Dante le pandemie non erano dolorose sorprese, ma dolorose abitudini. La generazione successiva a quella di Dante fu spazzata via dalla peste nera. Quella dopo ancora fece il miracolo del Rinascimento. Quest’anno abbiamo i vaccini, incrociando le dita i casi stanno diminuendo. La gente è stanca di sentir parlare di pandemia. Non significa che bisogna abbassare la guardia e che tutto è finito, è importante continuare ad informare».

Amor che a nulla amato amar perdona è un verso immortale, senza tempo che sembra scritto ieri. «Che ritroviamo anche nelle canzoni famose – dice Cazzullo – è finito in Serenata rep di Jovanotti e in Ci vorrebbe un amico di Antonello Venditti. Io non so se sia davvero così, se l’amore davvero non consente a nessuno che sia amato di non riamare a sua volta; esistono anche gli amori non corrisposti, gli amori sbagliati. Quante donne perdono tempo con uomini che non le meritano nella speranza di cambiarli. Dante questo concetto lo chiarisce meglio nel Purgatorio, svelando la sua teoria dell’amore: che non è qualcosa che si divide , ma si moltiplica: creatura mai fu senza amore». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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