Gioco
Le creazioni di Vezzoli in dialogo fra antico e contemporaneo
FIRENZE. L’ondata di arte contemporanea che sta investendo Firenze non si ferma. Così dopo Jenny Saville e Jeff Koons due nuove opere si installano fra Piazza della Signoria e Palazzo Vecchio. Il mood è sempre lo stesso quando si tratta di aprire gli spazi alla nuove tendenze: far dialogare, o comunque mettere in relazione, l’arte contemporanea col patrimonio storico artistico della città. L’operazione a sua volta si innesta su un’altra forma di “dialogo”: quello fra il fiorentino Museo Novecento diretto da Sergio Risaliti e il pratese Centro Pecci guidato da Cristiana Perrella. Protagonista dell’evento, visibile da oggi fino al 2 febbraio, è Francesco Vezzoli. Artista fra i più quotati e apprezzati a livello internazionale.
Il cinquantenne Francesco Vezzoli si muove per l’occasione su un doppio binario. Il primo all’aperto, collocando al centro di Piazza della Signoria, a fianco dell’Albero di Penone, la sua “Pietà”, un monumentale leone rampante novecentesco posizionato su un basamento antico che stritola tra le fauci una testa romana del secondo secolo, un pastiche temporale che è diventato la cifra stilistica più recente dell’artista. Il secondo al chiuso, nello Studiolo di Francesco I de’ Medici a Palazzo Vecchio, scrigno prezioso carico di misteriose suggestioni iconografiche, esoteriche e astrologiche realizzato nella seconda metà del Cinquecento, che ospita “La musa dell’archeologia piange”, scultura dove una figura di togato romana è sormontata da una testa “metafisica” di bronzo, esplicita citazione degli “Archeologi” di Giorgio De Chirico. «Con questi lavori – dicono i curatori – Vezzoli ci restituisce nuove muse inquietanti, ricomponendo i frammenti di una civiltà perduta, ricordandoci che l’arte è sempre un fatto mentale e che gli assemblage antico- moderno, sono una pratica dalle radici antiche, come ci insegna il Ganimede di Cellini realizzato ricomponendo parti di una scultura antica». G.R.
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