Gioco
Il David nella “gabbia” che copre la nudità: l’installazione all'Expo di Dubai scatena le polemiche
Il direttore del Padiglione Italia: «Nessuna censura, questo allestimento è frutto di un approccio concettuale»
La polemica è di quelle che riscaldano e fanno un po’ sorridere, ma di fatto ha poco fondamento. Le fondamenta sono quelle del David di Michelangelo conservato al Museo dell’Accademia di Firenze, che riprodotto in tutto e per tutto simile all’originale grazie alle più sofisticate tecniche digitali in 3D, realizzato in resina e polvere di marmo di Carrara, è volato all’Expo di Dubai, accompagnato da molte attenzioni da parte dei media (non solo di casa nostra) quale simbolo di bellezza e di rinascita dopo il buio della pandemia. La polemica scatta già confezionata al momento dell’inaugurazione del Padiglione Italia, dominato appunto dal “clone” del capolavoro di Michelangelo, perché di mezzo ci sono i rapporti col mondo arabo. Che vogliono dire molte cose: economiche prima di tutto. Logico pensare, e ricorrere al compromesso, quando si affrontano temi sensibili come la democrazia e la libertà di espressione. In questo senso il rischio che al David, tutto nudo e senza veli, le autorità islamiche potessero “mettere le mutande” per evitare lo scandalo , non era da escludere. La cosa più sensata, nell’ottica dei suddetti rapporti internazionali, era cercare una soluzione. Fare un compromesso? E così sono andate le cose.
[[atex:gelocal:il-tirreno:tempo-libero:1.40770027:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.40770027:1654855559/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Ecco allora che nel Padiglione Italia sorge una struttura che avvolge la statua ma che alla fine non la oscura. Lo testimonia il fotoreporter Massimo Sestini che a Dubai c’è stato, documentando con i suoi scatti tutti i passaggi e le fasi dell’operazione: «Il David un po’ ingabbiato così come si presenta ai visitatori dell’Expo va inteso come una installazione artistica, l’obiettivo era creare un allestimento, lo si sapeva fin dall’inizio, e non è scaturito sull’onda di pressioni. Quanto al vedo non vedo, come qualcuno ha scritto denunciando un’operazione censoria che offende la nostra storia, arte e cultura, non c’è molto da dire: se qualcuno vuol ammirare i famosi genitali del David non c’è che da puntare lo sguardo attraverso una delle finestre che scompongono la “gabbia” e si vedono benissimo».
[[atex:gelocal:il-tirreno:tempo-libero:1.40770028:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.40770028:1654855559/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
A gettare acqua sul fuoco della polemica interviene Davide Rampello, direttore artistico del Padiglione Italia: «Il David è posto all’interno di un ottagono, diviso a vari palchi, raffigurabile quindi come un teatro verticale di 13 metri. È l’unica installazione che sfonda il pavimento collegando terra e cielo. Il David è messo come testimonial di questo teatro, come attore ideale, anche perché il genio di Michelangelo è ispirato dal concetto profondo di memoria. La statua è totalmente integra, lo sapevano. E quando l’abbiamo posizionata era presente il ministro della cultura del Dubai, che è una donna. Non c’è mai stata alcuna osservazione, fare polemica adesso è una cosa che non ha senso. La statua poggia all’interno dell’area dedicata alle visite di rappresentanza da cui è visibile nella sua interezza dal basso. Questo è stato l’approccio concettuale, il resto sono interpretazioni che valgono come tali. Il David non è visto, come siamo abituati dal basso verso l’alto, ma accoglie i visitatori guardandoli in faccia. Di solito nessuno può guardarlo negli occhi. Non ci sono state censure da parte delle autorità locali, questo allestimento è riprodotto qui come potrebbe esserlo in Giappone, in Germania o in qualsiasi altra parte».
Poi forse bisogna riflettere su una cosa che è sfuggita ai tanti, da una parte e dall’altra: che anche se perfettamente sovrapponibile all’originale, si tratta di un “falso” e che quindi tutto quello che ci gira attorno è figlio della finzione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
