Il Tirreno

IL CASO

Il David nella “gabbia” che copre la nudità: l’installazione all'Expo di Dubai scatena le polemiche

Gabriele Rizza
Negli scatti di Massimo Sestini, il “clone” del David di Michelangelo come appare all’interno della struttura sistemata al centro del Padiglione Italia all’Expo di Dubai
◗
Negli scatti di Massimo Sestini, il “clone” del David di Michelangelo come appare all’interno della struttura sistemata al centro del Padiglione Italia all’Expo di Dubai

Il direttore del Padiglione Italia: «Nessuna censura, questo allestimento è frutto di un approccio concettuale»

3 MINUTI DI LETTURA





La polemica è di quelle che riscaldano e fanno un po’ sorridere, ma di fatto ha poco fondamento. Le fondamenta sono quelle del David di Michelangelo conservato al Museo dell’Accademia di Firenze, che riprodotto in tutto e per tutto simile all’originale grazie alle più sofisticate tecniche digitali in 3D, realizzato in resina e polvere di marmo di Carrara, è volato all’Expo di Dubai, accompagnato da molte attenzioni da parte dei media (non solo di casa nostra) quale simbolo di bellezza e di rinascita dopo il buio della pandemia. La polemica scatta già confezionata al momento dell’inaugurazione del Padiglione Italia, dominato appunto dal “clone” del capolavoro di Michelangelo, perché di mezzo ci sono i rapporti col mondo arabo. Che vogliono dire molte cose: economiche prima di tutto. Logico pensare, e ricorrere al compromesso, quando si affrontano temi sensibili come la democrazia e la libertà di espressione. In questo senso il rischio che al David, tutto nudo e senza veli, le autorità islamiche potessero “mettere le mutande” per evitare lo scandalo , non era da escludere. La cosa più sensata, nell’ottica dei suddetti rapporti internazionali, era cercare una soluzione. Fare un compromesso? E così sono andate le cose.

[[atex:gelocal:il-tirreno:tempo-libero:1.40770027:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.40770027:1654855559/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Ecco allora che nel Padiglione Italia sorge una struttura che avvolge la statua ma che alla fine non la oscura. Lo testimonia il fotoreporter Massimo Sestini che a Dubai c’è stato, documentando con i suoi scatti tutti i passaggi e le fasi dell’operazione: «Il David un po’ ingabbiato così come si presenta ai visitatori dell’Expo va inteso come una installazione artistica, l’obiettivo era creare un allestimento, lo si sapeva fin dall’inizio, e non è scaturito sull’onda di pressioni. Quanto al vedo non vedo, come qualcuno ha scritto denunciando un’operazione censoria che offende la nostra storia, arte e cultura, non c’è molto da dire: se qualcuno vuol ammirare i famosi genitali del David non c’è che da puntare lo sguardo attraverso una delle finestre che scompongono la “gabbia” e si vedono benissimo».

[[atex:gelocal:il-tirreno:tempo-libero:1.40770028:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.40770028:1654855559/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

A gettare acqua sul fuoco della polemica interviene Davide Rampello, direttore artistico del Padiglione Italia: «Il David è posto all’interno di un ottagono, diviso a vari palchi, raffigurabile quindi come un teatro verticale di 13 metri. È l’unica installazione che sfonda il pavimento collegando terra e cielo. Il David è messo come testimonial di questo teatro, come attore ideale, anche perché il genio di Michelangelo è ispirato dal concetto profondo di memoria. La statua è totalmente integra, lo sapevano. E quando l’abbiamo posizionata era presente il ministro della cultura del Dubai, che è una donna. Non c’è mai stata alcuna osservazione, fare polemica adesso è una cosa che non ha senso. La statua poggia all’interno dell’area dedicata alle visite di rappresentanza da cui è visibile nella sua interezza dal basso. Questo è stato l’approccio concettuale, il resto sono interpretazioni che valgono come tali. Il David non è visto, come siamo abituati dal basso verso l’alto, ma accoglie i visitatori guardandoli in faccia. Di solito nessuno può guardarlo negli occhi. Non ci sono state censure da parte delle autorità locali, questo allestimento è riprodotto qui come potrebbe esserlo in Giappone, in Germania o in qualsiasi altra parte».

Poi forse bisogna riflettere su una cosa che è sfuggita ai tanti, da una parte e dall’altra: che anche se perfettamente sovrapponibile all’originale, si tratta di un “falso” e che quindi tutto quello che ci gira attorno è figlio della finzione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web