Il Tirreno

la mostra a firenze 

Un incontro tra antico e contemporaneo con i corpi di Saville

Gabriele Rizza

Un centinaio di dipinti da oggi in cinque musei della città La pittrice: «Dialogare con Michelangelo è meraviglioso» 

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Gabriele Rizza

FIRENZE. È una donna minuta Jenny Saville. Cinquant’anni portati con grazia, leggerezza e un sorriso contagioso. A differenza dei suoi quadri che sono l’opposto: densi e sovradimensionati, traumatici e dolorosi. «L’esperienza che ho fatto a Firenze - ha detto Saville - è stata bellissima. Tutte le persone con le quali ho lavorato mi hanno fatto rendere conto di quanto gli italiani siano un grande popolo». La pittrice ha poi spiegato «che dialogare con Michelangelo è stato meraviglioso, l’ho sempre considerato il più grande maestro, capace di esprimere l’arte al massimo: adesso lui fa parte di me stessa, è dentro di me».

Per il direttore del Museo Novecento, Sergio Risaliti, sono «come opere di Raffaello affogate in un dipinto di Pollock». C’è del vero in questa che può suonare come una sorta di provocazione. Ma l’accostamento traduce un’espressività fuori dall’ordinario, una fisicità sfatta e perturbante che trascende i limiti tra figurativo e astratto, tra informale e gestuale, per farsi magma di un umanesimo contemporaneo che rimette al centro la figura, volti, corpi nudi, mutilati o schiacciati dal peso dell’esistenza e così dare visibilità alle forze che agiscono dentro e contro ciascuno di noi.

«Come nessun altro artista del nostro tempo – dice Risaliti – Saville si è lasciata alle spalle il postmoderno per riscostruire un dialogo con la grande tradizione pittorica europea in costante confronto con il modernismo di Willem de Koening e Cy Twobly e la ritrattistica di Pablo Picasso e Francis Bacon fino a Lucien Freud».

Da oggi al 20 febbraio Saville è al centro di un progetto diffuso che a fianco del Museo Novecento schiera Palazzo Vecchio, l’Opera del Duomo, Casa Buonarroti e il Museo degli Innocenti. Le creazioni di Saville, erede della cosiddetta Scuola di Londra, sono potenti e impressionanti, sono il prodotto di un clamoroso mix di immagini scientifiche e fotografie di cronaca, una sequenza di antico e contemporaneo che non vuole fissare gerarchie e distinguo tra bellezza e abiezione, brutalità e venustà, tenerezza e crudeltà. Sono figure singole o in gruppo, distese o in piedi, donne, coppie di amanti, una maternità selvaggia, intrecciata in pose che ricordano la statuaria etrusca o i modelli classici della tradizione rinascimentale e moderna, come l’arte egizia o arcaica. In particolare, sistemata sulla parete di fondo del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, spicca quel monumentale “Fulcrum” del 1999 che consacrò Saville nel panorama artistico internazionale: un’indistinta massa corporea, tre corpi femminili riversi in un abbraccio soffocante, che qui si specchiano nelle anatomie guerresche degli affreschi del Vasari.

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