Il Tirreno

Quarant’anni di attività e grandi nomi della danza: Arabesque saluta la città

Simone Fulciniti
Quarant’anni di attività e grandi nomi della danza: Arabesque saluta la città

La scuola di via San Carlo obbligata a chiudere a causa della pandemia La direttrice Papetti: «Orgogliosa della nostra storia e dei talenti nati qui»

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LIVORNO. La scuola di danza Arabesque di via San Carlo, una vera e propria istituzione di Livorno (ma non solo), chiude i battenti dopo oltre quarant’anni di attività.

Un percorso lungo e ricco di soddisfazioni portato avanti con classe e coraggio dalla direttrice Nicoletta Papetti, che oggi, data la situazione complicata, ha deciso di abbassare le luci per l’ultima volta. «La scuola chiude in un momento di pandemia -afferma- con poche certezze, e regole giuste, che tuttavia non valgono per tutti allo stesso modo. Le direttive sono troppo pesanti. E alla mia età posso andare in pensione serenamente. Le condizioni sono ingestibili. Dopo un anno e mezzo di spese senza rientri, e un'attenta valutazione sono giunta a questa conclusione naturale. Anche se mi sarebbe piaciuto finire in altro modo. Festeggiare con tutti gli amici di una vita, anche grandi nomi. Gente che ha fatto la storia della danza italiana, Raffaele Paganini, Andre De la Roche. Purtroppo è stato impossibile».

Dopo un periodo di formazione che comincia a Rosignano per concludersi a Livorno, Papetti decide di fare il passo. «Il 4 ottobre 1980 ho aperto la mia prima scuola in via Roma. Siamo rimasti in quella sede per tre anni e poi siamo venuti nello spazio attuale. All’epoca facevo lezione dal lunedì al venerdì e il sabato andavo a Roma a seguire le lezioni dei grandi, e fungevo da giurata nelle loro audizioni».

Paganini, De La Roche, dunque, ma anche Matt Mattox, solo per fare qualche esempio.

«Sono stati loro a darmi la voglia di crescere e proseguire: la danza ha bisogno di essere costantemente coltivata».

Quattro decadi per Arabesque e tanti momenti indimenticabili. Due Papetti li porta nel cuore. «Il primo con gli incontri italo-francesi di danza organizzati dall’Unesco: una scuola per regione di Francia e Italia. Noi siamo stati scelti per rappresentare la Toscana, per sette anni: a Torino e a Bourges, luogo piacevolissimo. Laggiù si realizzavano spettacoli a 360 gradi, completi, pieni di realtà differenti». Poi la Tv. «Un’altra cosa divertente è stata "la fabbrica dei sogni", programma musicale di Rai3 , presentato da Alessandro Benvenuti. Lui stava in sede a Roma e le gemelle Kessler invece viaggiavano una in una regione e una in un' altra. Come toscana ci scontrammo con Lombardia, Campania Umbria e Puglia. Ogni regione portava un corpo di ballo, un comico, un cantante e un’indossatrice. La giuria principale era formata da Carla Fracci e Modugno. E vincemmo, grazie ai voti presi dalla danza». Parecchi anche gli allievi che hanno fatto strada nel settore. «Marco Ferrini, per esempio, livornese, lavorava con Riccardo Cioni, il Dj; un giorno venne da me e chiese di imparare la danza moderna . Veniva alle 14.30 e si faceva tutti i corsi. È rimasto tre anni e poi l’ho presentato ad una scuola a Reggio Emilia dove ha proseguito gli studi prima di entrare in compagnia e quindi nel balletto di Stoccarda. E adesso è un valido insegnante. Un altro ballerino è stato a Parigi per “La leggenda di Re Artù”. Roberto Baiocchi ha danzato nella compagnia di Montecarlo. Elena Di Ciolo prima ballerina del balletto di Toscana. E tante allieve hanno successivamente aperto scuola per conto loro». Papetti guarda al futuro: «Mi hanno contattato per qualche lezione di teoria, ho avuto richieste per stare in giuria in certi concorsi. Si rimane nell’ambiente anche perché dopo tutto questo tempo è difficile lasciare».

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